Viterbo – “Da Gigli solo ritorsioni politiche”. E’ stata ascoltata per due ore e mezza Angela Birindelli, l’ex ingegnera Ater che si è costituita parte civile nel processo all’ex direttore generale dell’ente di via Garbini, Ugo Gigli. Alla sbarra anche la direttrice di area tecnica, Valentina Fraticelli.
Gigli risponde di falso, diffamazione, soppressione di documenti, calunnia e abuso d’ufficio. Fraticelli solo di abuso d’ufficio. Secondo l’accusa, l’ex numero uno dell’Ater avrebbe nascosto o distrutto le richieste di autorizzazione agli incarichi esterni di Birindelli, poi licenziata e tuttora con un procedimento di impugnazione in corso al tribunale del lavoro.
Questa mattina udienza fiume di quattro ore davanti al collegio dei giudici presieduto da Silvia Mattei, a latere Rita Cialoni e Giacomo Autizi. Ascoltati oltre a Birindelli, l’ex presidente dell’Ater Gabriela Grassini (anche lei costituita parte civile, come l’ente di via Garbini), un commissario straordinario e due funzionari dell’Ater.
“Sono entrata nel mirino di Gigli – spiega Birindelli – nel 2010 per alcune divergenze su dei pagamenti a delle ditte: l’ex direttore voleva che le liquidassi senza richieste formali, come invece prevedeva il protocollo. Ma il nostro rapporto si è deteriorato nel 2012, quando ritornai all’Ater dopo essermi dimessa da assessora regionale nella giunta Polverini.
Gigli – continua nel suo racconto Birindelli – ha iniziato una serie di ritorsioni politiche: mi ha parcheggiata in un ufficio senza nemmeno un computer, mi ha demansionata, non sfruttava più la mia professionalità. Mi ha fatto del mobbing e le vessazioni erano continue. Ha utilizzato il lavoro per punire le mie idee politiche”.
Birindelli racconta di ingiustificate contestazioni disciplinari. “Per Gigli ero una lavoratrice negligente e una professionista sleale – dice l’ex assessora regionale -. Mi ha accusata di aver copiato e incollato le sue firme per simulare delle autorizzazioni che lui stesso mi aveva concesso. Le contestazioni sono iniziate a essere tante e una mi ha fatta finire in ospedale. All’ennesimo atto persecutorio, ho avuto un malore e mi sono dovuta mettere in malattia e affidarmi a un neurologo”.
Anche Gabriela Grassini, presidente dell’Ater nei due anni di giunta Polverini, lamenta un difficile rapporto lavorativo con Gigli.
“Non ci siamo più parlati – ricorda Grassini – dopo che ho chiamato il revisore dei conti per una perdita economica dell’ente di migliaia di euro. Il demansionamento di Birindelli era diventato argomento di tutti i giorni. Ho tentato più volte di confrontarmi con Gigli ma mi ha risposto che il personale lo gestiva lui e che non erano affari che mi riguardavano. Era un direttore generale autoritario”.
Tra poco più di un mese la prossima udienza.


