Viterbo – (g.f.) – “Chiediamo aiuto”.
Il presidente di Vita Autonoma Francesco Ronci lancia l’ennesimo appello. Da maggio, il contributo che percepivano 26 nuclei familiari è stato tolto. La regione ha detto stop. Mettendo in seria difficoltà disabili, non autonomi.
Soldi percepiti perché si tratta di persone che fanno parte di un progetto iniziato 37 anni fa e che aveva come obiettivo di portarle fuori da strutture sanitarie.
“Nuclei familiari, con disabilità, si sono ritrovati senza il sostegno – continua Ronci – tutta gente che viveva a Villa Immacolata, che ha accettato un percorso esterno. Erano 750 euro circa al mese. Per questo stiamo lottando”. Ricevuti fino allo scorso maggio.
“Come si fa a troncare di netto un contributo, non hanno riflettuto – continua Ronci – si sono domandati, poi, cosa succederebbe se tutti tornassero in struttura? Costerebbe molto di più”.
Trattandosi di persone non autonome, quei soldi, seppure pochi, tornavano utili. “Per la badante, per chi deve dare un aiuto. Con l’assegno d’accompagno e la pensione non si riesce, tra spese normali e farmaci. La gente non ce la fa più. Dateci una mano”.
Delle 26 famiglie, 19 sono di Viterbo. Una possibile soluzione c’è e arriva dalla regione. Il collegato al bilancio, articolo 6, meglio conosciuto come articolo Sabatini.
“Prevede un fondo speciale per persone che hanno usufruito di percorsi per la deistituzionalizzazione – dice Sabatini – un fondo speciale finalizzato dal punto di vista sociale, per coprire il reddito che è venuto a mancare”.
La legge è dell’8 agosto. I tempi stringono.
“Martedì scadono i termini – continua Sabatini – entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge, si devono stabilire i criteri d’assegnazione dei fondi.
Ho fiducia nell’assessore Visini, anche il comune può fare la sua.La somma di cui parliamo è per tutto il Lazio di 200mila l’anno”.

