Viterbo – In tre per uccidere un vigile urbano: Antonio Diana, 30 anni, in servizio a San Cipriano d’Aversa (Caserta). Era il 1989, e Diana sarebbe stato sparato e fucilato per aver tradito il clan dei Casalesi.
Dopo 27 anni i presunti mandanti e assassini hanno un nome e un volto. In sette sono stati arrestati ieri mattina dai carabinieri del nucleo operativo del reparto territoriale di Caserta, coordinati dalla Dda di Napoli.
Uno era libero, sei di loro invece hanno ricevuto l’ordinanza in carcere. Tra questi Giuseppe Caterino, 62 anni, note come “Peppinotto”, arrestato a Viterbo, dove era detenuto nel carcere di Mammagialla.
Tra i destinatari della misura cautelare anche il boss Francesco Schiavone, 64 anni, detto “Sandokan”, che dei Casalesi era il capo indiscusso. Il boss del clan casertano è detenuto da 20 anni. Per lui l’accusa è di essere stato il mandante del delitto di Diana, consumato nell’ambito della guerra che alla fine degli anni ’80 contrapponeva il suo gruppo alla famiglia Bardellino.
Come Schiavone, erano già detenuti i presunti killer del vigile: Raffaele Diana di 63 anni, detto “Rafilotto”, e Giuseppe “Peppinotto” Caterino, elementi di spicco del clan. Già in carcere anche l’altro presunto sicario Francesco Mauriello, e i due affiliati, Pasquale Spierto e Antonio Basco, che secondo l’accusa si sarebbero occupati di far sparire le armi e il veicolo usato per l’agguato.
Unico indagato libero il fiancheggiatore del clan Giovanni Diana, 70 anni. Ieri mattina, è stato prima prelevato dalla sua abitazione di San Cipriano d’Aversa e poi mandato ai domiciliari. Nella sua casa c’era anche il bunker che avrebbe ospitato i latitanti del clan, ma da anni non era utilizzato.
A fare luce sul delitto le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonio Iovine, detto “ò Ninno”, ex latitante e capoclan, la cui carriera criminale è iniziata proprio nel gruppo capeggiato da Francesco Schiavone. In passato, anche il primo pentito dei Casalesi, Carmine Schiavone, morto nel 2015 a Viterbo, aveva parlato del delitto.
Antonio Diana è stato ucciso l’11 febbrario del 1989, come risposta al delitto di Michele Russo commesso dai killer dei Bardellino. Francesco Schiavone sosteneva che il vigile avesse agito da ‘specchiettista’ nell’agguato al suo affiliato. Per questo ha ordinato ai suoi di ucciderlo.
Raffaele Diana, “Peppinotto” e Mauriello sono entrati in azione nel primo pomeriggio di 27 anni fa, mentre il vigile era in servizio nella piazza centrale di San Cipriano: piazza Municipio. Si sono avvicinati con un’auto, lo hanno colpito con pistole e fucili e lasciato morire nel suo stesso sangue.
– Clan dei Casalesi, 7 arresti
