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Le terme? Ma annamo a cena…

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Viterbo - Consiglio comunale - L'intervento dell'assessore Delli Iaconi

Viterbo – Consiglio comunale – L’intervento dell’assessore Delli Iaconi

Viterbo - Domenico Belli in terza commissione

Viterbo – Domenico Belli in terza commissione

Viterbo – (g.f.) – Questione di priorità. Prima del Paliano, la cena.

In consiglio comunale arriva il progetto termale sulla Cassia sud. Discussione animata, scontri fra maggioranza e opposizione. Ma quando è troppo è troppo.

Alle 20.45 Livio Treta (Lista civica) avanza la proposta: “La seduta doveva terminare alle 20, chiedo che si sospenda la seduta”.

Si va al voto. Il centrosinistra è stanco. E spaccato. Chi vota sì, chi si astiene e chi dice no. Pure l’opposizione non è tutta d’un sentimento. Largamente per il no, ma qualcuno si astiene.

A maggioranza, la storica decisione, tutti a casa. La pasta si scuoce. E qualcuno avanza un sospetto, mancavano alcune pratiche. Quando si dice avere a cuore lo sviluppo termale della città.

Lo stop arriva quando erano stati votati gli emendamenti proposti dal Pd, riducendo tra l’altro del 10% la cubatura destinata al residenziale, che diventa termale.

Mancava solo il dibattito finale alla pratica, che comunque non poteva essere adottata. Perché gli emendamenti vanno a modificare il progetto e il privato dovrà presentare a sua volta modifiche per adeguarsi a quanto stabilito in consiglio. Quando si deciderà ad approvare.

“Così facendo – tuona Gianmaria Santucci (Fondazione) – bloccate l’adozione. Di tutta la delibera. La pratica non si è mossa di un centimetro”. Non concorda Francesco Serra (Pd), che ha proposto gli emendamenti. “Invece – spiega l’esponente Pd – abbiamo dato indicazioni politiche chiare”.

Il progetto al Paliano prevede una parte termale e una parte residenziale. La percentuale presentata dal privato è 70% termale e il 30% residenziale.

Gli emendamenti Serra tolgono lo schema di convenzione e la relazione tecnica dalla delibera.

Ma soprattutto, riducono dal 30 al 20% la parte residenziale, destinando il 10% tolto, alla parte termale.

E poi: “Nello schema di convenzione si deve precisare – spiega Serra – che saranno rilasciati certificati d’agibilità alla parte residenziale, in proporzione allo stato d’avanzamento dei lavori per le strutture termali. Per le quali si prevede un tempo massimo per la fine lavori di cinque anni, salvo proroga, pena decadenza delle convenzioni”.

Una riduzione che stupisce Luigi Maria Buzzi (FdI). “L’orientamento era per ridurre la cubatura – osserva Buzzi – invece, così restano gli stessi volumi, si cambia solo l’uso che se ne farà. Allora, tanto valeva lasciare tutto come proposto dai privati”.

O meglio ancora, tutti a cena.


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