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Migranti, 887 ospitati nella Tuscia

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Domenico Manzione

Domenico Manzione

Domenico Manzione, Mauro Mazzola e Rita Piermatti

Domenico Manzione, Mauro Mazzola e Rita Piermatti

Angelo Ghinassi

Angelo Ghinassi

Viterbo - L'incontro in prefettura sull'immigrazione

Viterbo – L’incontro in prefettura sull’immigrazione

Giovanni Giuliani

Giovanni Giuliani

Domenico Manzione e Mauro Mazzola

Domenico Manzione e Mauro Mazzola

Viterbo - L'incontro in prefettura sull'immigrazione

Viterbo – L’incontro in prefettura sull’immigrazione

Alessandro Mazzoli e Manzione

Alessandro Mazzoli e Manzione

Leonardo Michelini

Leonardo Michelini

Francesco Coppari

Francesco Coppari

Viterbo – Immigrati, 887 quelli ospitati nella Tuscia. In provincia gli ultimi numeri li fornisce il prefetto Rita Piermatti, all’incontro con il sottosegretario Domenico Manzione e il presidente Mauro Mazzola.

“Sono 887 i migranti ospitati – spiega Piermatti – di cui otto minori.

Sono consapevole che il sistema è pesante. Per comuni e prefetture. Ci chiamano oggi per dire che arrivano 150 persone. Il giorno dopo. Questa è l’emergenza. Le prefetture non riescono a programmare nulla”.

La prefettura è in difficoltà, i comuni pure, ma potrebbero organizzarsi.

“L’ultimo bando – ricorda Piermatti – risale a dicembre 2015, era per trecento posti. Prima di assegnarli, abbiamo chiesto ai comuni collaborazione per una distribuzione diffusa. Cinque per comune o col criterio di tre ogni mille abitanti”.

I comuni hanno risposto picche. “Nessuna adesione”, sottolinea il prefetto. E con le amministrazioni ferme, s’innesca un meccanismo noto. Entrano in scena i privati. E i numeri saltano.

“Si va avanti con le assegnazioni – continua Piermatti – s’innesta una situazione di diritto privato. Tra stazione appaltante e contraente. Noi non possiamo fare più nulla.

Se un gestore presenta un progetto, faccio per dire, per ospitare 150 migranti nella zona nord della provincia, è un rapporto di diritto privato”. Se ci sono i requisiti, viene concesso.

“La sola opzione – sottolinea il prefetto – la sola possibilità, com’è accaduto, è che un gestore rinunci e i migranti non arrivano”.

Più coraggio ai comuni, lo chiede anche il sottosegretario Domenico Manzione: “Solo il 10 per cento sono impegnati in progetti Sprar, percentuale da aiutare a crescere, con incentivi. Magari sapendo che il suo territorio non riceverà migranti da altri progetti.

Capisco che programmare non è facile, siamo in mezzo a una crisi di difficile composizione. Guardiamo al Corno d’Africa, una situazione che va avanti dagli anni ’90, la Siria, la Libia.

Lo scorso anno sono arrivate 154mila persone sulle nostre coste. Al momento siamo a 132mila. In linea con i dati 2015. Non siamo l’ombelico del mondo, dobbiamo dirlo. Penso alla Turchia, dove nei campi ci sono tre milioni di profughi”.

Il tema è caldo, la sala, tiepida. Una trentina tra sindaci e rappresentanti dei comuni, venuti ad ascoltare.

Leonardo Michelini (Viterbo) scioglie il ghiaccio. Parla della Tuscia: “Territorio accogliente”. Lo appoggia il collega di Acquapendente Angelo Ghinassi.

“I comuni non non sono in grado di rispondere alle richieste dei cittadini – osserva Ghinassi – questa è un’emergenza programmabile, prevedibile e gestibile. Invece le amministrazioni non sono coinvolte, al contrario dei privati, ben organizzati per accogliere migranti”.

Su 887 immigrati nella Tuscia, 129 sono ad Acquapendente. “Solo a Trevinano ce ne sono 19 – continua Ghinassi – mentre in un albergo, che ne può ospitare 24, ce ne sono 60. So che esistono deroghe a limiti urbanistici, ma non credo che valgano anche per la sicurezza”.

Da Vetralla, Francesco Coppari sposta l’attenzione sull’aspetto sanitario: “Si tratta di persone – ricorda Coppari, medico di mestiere – che arrivano da paesi con un alto tasso d’incidenza di malattie infettive, hiv, tubercolosi. Ho chiesto alla Asl uno screening, non ho avuto risposte, non mi sento tranquillo”.

A Onano ci sono 38 migranti. “In un paese di mille abitanti – spiega il sindaco Giovanni Giuliani – quando nel capoluogo, con oltre 60mila abitanti, ce ne sono un centinaio”. I conti non tornano per Giuliani: “Un terzo si trova nella parte nord della provincia, non è equo. Chiedo disposizioni diverse a prefetto e governo”.

Mauro Mazzola qualche problema nel suo comune l’ha avuta. “Come sindaci ci stiamo giocando la credibilità – dice il presidente della provincia e primo cittadino di Tarquinia – siamo per un’accoglienza che risponda alle esigenze della popolazione.

Oggi navighiamo a vista. Vogliamo essere coinvolti, invece come sindaci, siamo tenuti all’oscuro di tutto. Siamo ufficiali di governo nelle nostre città, vogliamo partecipare alle scelte, dialogare e collaborare per un’integrazione dignitosa”.

Le decisioni spesso e volentieri passano sopra le teste dei sindaci. Con conseguenze inaspettate. “Pensate dov’è arrivata la gente – continua Mazzola – nel mio comune hanno formato un’associazione contro l’immigrazione, con tanto di tesoriere”.

Invece, per il deputato Pd Alessandro Mazzoli, occorre prestare attenzione a chi viaggia su quei barconi: “Quelli che arrivano sono disperati, il terrorismo non c’entra. Sbagliamo se ce la prendiamo con chi sale e approda nel nostro paese.

A nessuno si chiede di ospitare mascalzoni. Occorre fare uno sforzo per quello che può, rispetto a persone che si muovono per fame e guerra.

Si va verso lo Sprar come modello d’accoglienza. Se ovunque si adottasse il sistema del 3 per mille, tre migranti ogni mille abitanti, non avremmo problemi, sarebbe una presenza impercettibile”.

In sala anche la deputata Pd Alessandra Terrosi.


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