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Riaperta la chiesa di San Pietro

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Vetralla

Vetralla 

Vetralla – Riceviamo e pubblichiamo – Ieri pomeriggio, 30 ottobre, alla presenza delle autorità civili ed ecclesiastiche, il vescovo della diocesi di Viterbo, Lino Fumagalli, ha officiato la cerimonia di riapertura della chiesa di San Pietro, a lungo chiusa per urgenti lavori di ristrutturazione e di recupero degli affreschi absidali.

“Ospiti d’onore” i Pizzicalaluna, i bambini-alunni della classe IIIC della locale Scuola Primaria, che già la primavera scorsa avevano inviato una lettera al Presidente della Repubblica sollecitando, con garbo tutto infantile, il suo fattivo interesse verso questa meritoria opera di salvataggio, ricevendo positiva risposta.

I bambini hanno potuto assistere “ai colpi della grazia” quando il vescovo ha aperto la Porta Santa -porta chiusa quale segno delle parole di Cristo “Io sono la porta delle pecore”-  e che hanno potuto varcare soltanto a seguito di un gesto di forza -il bussare- che ha segnato l’inizio del loro emozionante viaggio interiore.

Al termine della messa, il vescovo ha consegnato ad ognuno  una coroncina ed un attestato, fregiandoli del titolo di “mecenate”, per la cura e l’attenzione profuse a favore del restauro e della tutela di un luogo di culto tanto amato dai vetrallesi.  “…e non c’è scuola di canto che non sia indagare i monumenti della nostra gloria”, si legge su di esso.

Ѐ un verso di “Navigando verso Bisanzio”, una delle grandi poesie del Novecento. W. B. Yeats, poeta e drammaturgo irlandese, premio Nobel 1923, li ha passati direttamente ai Pizzicalaluna attraverso il tempo, attraverso il destino dell’anima. Glieli ha donati perché la chiesa di San Pietro, rinnovata nel suo splendore, possa diventare, per tutti loro, culla archetipica, luogo elettivo.

E di fronte a quelle figure affrescate nel 1572 e vividamente tornate “ a fresco” nel presente, è sembrato di udire la voce color noce dello stesso poeta declamare con forza: “Voi, saggi, fissi nel sacro fuoco di Dio, come incastonati in un mosaico d’oro, uscite roteando dal sacro fuoco, insegnate alla mia anima il canto” e, ovvio, alle anime dei nostri piccoli mecenati! Perché questa nostra gloria è custodia feconda di memoria, sia del passato che del futuro atteso, è autentica chiamata alle Arti, dell’arte cristiana “che usa delle pietre e ne fa delle parole, prende della materia e ne fa dello spirito, imprimendo in essa una lirica, un canto, una bellezza, che non sarebbero altrimenti esprimibili” (Paolo VI).

Perché l’Arte, anche quando è “minore”, è “a Dio nepote” (Dante). Perché la cultura, la cura dei luoghi di culto e di vita cristiana, non sono un lusso, ma una vera opera di misericordia. Perché prendersi cura del bello è “gesto di amore sociale, è esercizio di carità, quindi di misericordia” (Papa Francesco). Perché la Bellezza umanizza, allarga l’anima, crea armonia nell’intimo dell’uomo e a dovercelo ricordare sono proprio i bambini, anche attraverso il comportamento raccolto e ispirato che hanno saputo mantenere durante tutta la cerimonia.

Angelarosa Trevi


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