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“Riaperta la Kyklos l’aria è tornata irrespirabile”

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Fabio Lisei

Fabio Lisei

 

Roberto Papini

Roberto Papini

 
L'impianto di compostaggio Kyklos di Aprilia - Due operai viterbesi morti

L’impianto di compostaggio Kyklos di Aprilia – Due operai viterbesi morti

L'impianto di compostaggio Kyklos di Aprilia - Due operai viterbesi morti

L’impianto di compostaggio Kyklos di Aprilia – Due operai viterbesi morti

L'impianto di compostaggio Kyklos di Aprilia - Due operai viterbesi morti

L’impianto di compostaggio Kyklos di Aprilia – Due operai viterbesi morti

Aprilia – (r.s.) – Dissequestrata la Kyklos.

Sono stati tolti a inizio estate i sigilli all’impianto di compostaggio di Aprilia. Il sito di proprietà dell’Acea era sotto sequestro dal 2014, anno in cui persero la vita due operai di San Lorenzo Nuovo.

Fabio Lisei e Roberto Papini, 44 e 42 anni, vennero travolti da una nube tossica mentre caricavano percolato su una cisterna all’interno della Kyklos. Gli investigatori ritengono da subito che a ucciderli siano state le esalazioni di acido solfidrico emanate dalla sostanza. L’autopsia parlerà di morte per sofferenza respiratori acuta.

La pm Luigia Spinelli, titolare dell’inchiesta, dispose l’immediato sequestro della Kyklos, paralizzandone l’attività. “L’impianto costituisce una fonte di pericolo, non solo per coloro che vi operano”, si legge nel decreto di sequestro preventivo. Una sorta di bomba a orologeria, insomma, per i materiali altamente tossici contenuti all’interno.

Durante i prelievi, i tecnici dell’Arpa avrebbero avvertito un fortissimo odore di uova marce, “tipico dell’idrogeno solforato (acido solfidrico) e dei suoi composti (solfuri)”, scrivono gli specialisti nella loro relazione. L’Arpa rileva che l’acido solfidrico è “caratterizzato da una spiccata tossicità a elevate concentrazioni” e “in quantità superiore alle mille parti per milione provoca collasso immediato con soffocamento anche dopo un singolo respiro”.

Dopo due anni sotto sequestro, la Kyklos ha ripreso la produzione. E i residenti nella zona protestano per i cattivi odori. “Dal primo giugno si sono ripresentati pesanti disturbi odorigeni – scrive il comitato No Miasmi -. La Kyklos, secondo noi, non ha adottato le adeguate misure che ci si aspettava da un’azienda che per anni ha procurato disagi e che sappiamo essere stata esaminata dagli enti”.

Per i residenti nella zona è stata un’estate di passione. “Gli abitanti serrati nelle case – continuano dal comitato – lamentano odori nauseabondi di biofiltro (odore avvertito come pungente chimico), di uova marce e di fanghi, ma anche la presenza di polveri volatili e invasione di insetti. Imponente l’alea di vapori sprigionati dall’impianto, visibili a parecchia distanza. Notti maleodoranti”.

Il primo ottobre l’ultima denuncia del comitato No Miasmi. “Aumenta la zona colpita dai miasmi. Ne fanno le spese i quartieri periferici di Nettuno, a circa quattro chilometri dall’impianto Acea. Regione, enti, autorità sono pressati da proteste e denunce. Il comune di Aprilia dorme sonni tranquilli”.

Intanto, chiuse le indagini per la morte di Lisei e Papini, la pm Spinelli ha chiesto nove rinvii a giudizio. Per Danilo e Davide Mira, padre e figlio, datori di lavoro dei due operai. Alessandro Filippi, presidente della società Kyklos, titolare della discarica e nominato direttore generale di Ama cinque mesi dopo l’incidente. Per due dirigenti dell’impianto, Sebastiano Reveglia e Fabrizio Martinelli. E per il legale rappresentante della Eco2000 Alessandro Pula.

Inoltre, per Eco2000 e Kyklos e per la Mira Giuseppe è stato chiesto un processo per violazioni amministrative, nelle persone di Luciano Piacentini, Davide e Daniele Mira e Andrea Pula.

Il gup di Latina Mara Mattioli si pronuncerà sulle richieste di rinvio a giudizio martedì 11 ottobre, e i familiari di Lisei e Papini sono pronti a costituirsi parte civile.


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