Viterbo – “Devono andare via da lì, non possono stare così tanti in 70 metri quadrati”. Sintesi di un genitore sui 40 migranti a via Emilio Bianchi. Donne e bambini, ma il numero non ì certo. Le cifre che circolano sono varie. 40, 39, 19.
All’aula magna dell’istituto Grandori al Salamaro, riunione sui richiedenti asilo arrivati venerdì notte. I genitori delle tre scuole, più l’asilo nido a via Bianchi, s’incontrano all’auditorium. Una cinquantina i presenti, su quattrocento famiglie.
Chiamati dalla preside Marina Marini per fare il punto. In alto su una parete campeggia uno striscione: “Se chiudi al razzismo, ti si apre il mondo”. Un monito.
La riunione parte male: “Lo sappiamo tutti – dice una donna – che siamo tutti integralisti”. Forse voleva dire che sono tutti per l’integrazione.
L’argomento divide, i genitori sono preoccupati. C’è chi ha minacciato di togliere i propri figli da scuola. Nessuno finora lo ha fatto e forse parlando, qualche timore un po’ sfuma. Seppure gli animi si scaldino.
“A me non sta bene – dice Emanuele Fioretti, il figlio frequenta la De Amicis ed è direttore asilo nido Unitus – che all’inizio e alla fine della via ci siano forze dell’ordine. Siamo in un ghetto?
Quelle persone stanno in 40 tutte insieme. Devono andare via da lì”. La preside lo stoppa: “Non posso, non voglio e non devo”.
Fioretti argomenta: “Il posto è sbagliato, non è una zona facile. Tra Sacrario, San Faustino, ora pure via Emilio Bianchi. In questa zona c’è spaccio, prostituzione. Adesso anche 39 persone. Un problema enorme, a prescindere dalla presenza delle scuole.
Possibile che non si trovi un altro spazio? Non è un problema d’integrazione. A scuola ci sono tanti bimbi non italiani. La convivenza serena la viviamo già.
Poi c’è anche un problema sulla gestione del centro, c’è di nuovo Caffeina, che fornisce servizi”.
Ancora una volta, cartellino rosso dalla preside: “Fioretti ci prospetta problemi d’ordine politico – incalza Marini – parla di Caffeina. Cose che non conosco, che non mi riguardano e di cui non voglio sapere nulla.
Il mio e il nostro compito è condividere un progetto con chi si fida di quello che avviene dentro la scuola, non fuori. Occupiamoci d’azioni all’interno dell’istituto”.
Altro genitore, Vasco Araldi. Offre un punto di vista agli antipodi: “Prendiamola come un’opportunità di crescita. Sfruttiamo quest’occasione”. Gli fa eco una madre: “Si parla di genitori che vogliono spostare altrove i figli. Ma se gli aprono un centro d’accoglienza sotto casa, che fanno? Cambiano casa? Pensiamo a mettere in piedi una buona prassi, anche come genitori”.
Progetti per fare in modo che sia un’occasione e non uno svantaggio, ci sono già: “Verranno ragazze nigeriane – spiega Rosanna Giliberto, professoressa – a raccontare le loro storie, con una mediatrice. I nostri ragazzi, quando glielo abbiamo detto, si sono mostrati entusiasti di sapere e conoscere. Impariamo dai nostri ragazzi”.
Un’altra mamma si preoccupa dell’aspetto pratico.
“Dal Sacrario fino all’ingresso di scuola, ogni mattino lasciamo i nostri figli nel vuoto. Aiutateci a far stare tranquilli noi e i nostri ragazzi. Se ci sono forze dell’ordine sulla via, va bene, mi fa stare più serena”. La questura ha garantito una presenza tra le le 7.30 e le 18.
“Tra l’altro – dice ancora Giliberto – queste persone seguiranno corsi d’orientamento, educazione civica e legalità, in orari che coincidono con la quotidianità dei ragazzi, dalla mattina alle 8, fino al pomeriggio. Andranno a Montefiascone. Non ci saranno bivacchi”.
Però una mamma fa notare che 40 donne attirano 40 uomini: “Lo sappiamo tutti”.
L’incontro lo ha aperto la preside, che poi ha cercato di mediare fra le diverse posizioni. Impresa non facile.
“La scuola si è mossa – dice la preside Marina Marini – ho ricevuto un messaggio il 10 settembre, sul possibile arrivo di migranti. Tre giorni dopo ho chiamato in prefettura. La dottoressa Liberatori
mi rassicurato, dicendomi di stare tranquilla, nessun allarmismo. E comunque non era per ora.
Mi ha consigliato di scrivere al prefetto e l’ho fatto. Il 19 settembre e fino all’altro giorno, nessuna risposta. Ho chiesto anche all’assessore comunale Antonio Delli Iaconi. Non sapeva nulla”.
Il tempo passa. “Fino a sabato, quando mi hanno chiamato per avvisarmi degli arrivi”. Quindi i contatti con il sindaco Michelini, l’invito a non creare allarmismo: “Lungi da me farlo – continua Marini – lunedì mattina c’è stato l’incontro in prefettura. Dal vice Grillo, con Imma Amalfitano. Mi hanno detto che lavorando in emergenza, non ci avevano avvertito.
Il vice prefetto ha comunque garantito che tutte le persone nella struttura hanno passato screening sanitari di primo e secondo livello. Sono 39 tra donne e bambini. Già è stato concertato con il questore, il controllo più assiduo di quella via. Io non voglio fare picchetti o incatenarmi, ma collaborare e capire. Devo rendicontare a 400 famiglie”.
Il problema si può superare, mettendo da parte le paure. Nella sala qualcuno ricorda che i migranti sono qui in situazioni provvisorie. Più o meno lunghe. Solo due mesi, ma il termine è tutt’altro che perentorio. Ci sono altri progetti in città. Pure una sistemazione all’ex fiera di Viterbo sulla Cassia nord.
“Sessanta persone in container e questo lo trovo anche peggio della sistemazione in via Emilio Bianchi”.
Giuseppe Ferlicca







