Viterbo – (f.b.) – “Un lavoro per la moglie del maresciallo? Vediamo cosa si può fare…”.
La richiesta viene da un uomo della Guardia di finanza. La risposta, invece, è dell’ex direttore generale della Asl Giuseppe Aloisio.
E’ proseguito ieri mattina di fronte al collegio dei giudici il processo a un maresciallo delle fiamme gialle accusato di istigazione alla corruzione per i fatti accaduti nell’estate del 2009.
Inizialmente ad essere indagati per la vicenda c’erano anche altri due colleghi: un altro maresciallo, la cui posizione è stata poi archiviata, e un maggiore che ha invece scelto la via del patteggiamento.
Il contesto è quello delle indagini sulla maxi inchiesta che ha coinvolto la Asl viterbese e il suo allora direttore generale Giuseppe Aloisio. I tre finanzieri stavano lavorando a una serie di esposti che erano stati presentati in Procura e alla Corte dei conti su alcuni incarichi esterni “sospetti”.
Più volte nel giro di alcuni mesi i tre hanno dovuto incontrare Aloisio per reperire la documentazione necessaria. Ed è proprio durante questi incontri che, secondo il pm Stefano D’Arma, sarebbe emersa una particolare confidenza tra il direttore generale della Asl e gli agenti della Finanza.
“Il maggiore (l’unico ad aver già patteggiato ndr) aveva contatti stretti con Aloisio – ha raccontato ai giudici un carabiniere che si occupò delle indagini – e più di una volta gli chiese se era possibile trovare un posto di lavoro per la moglie di un suo collega maresciallo, ovvero l’imputato”.
L’episodio è confermato dal terzo finanziere, la cui posizione è stata archiviata, anche lui ascoltato ieri come testimone.
“C’era un clima molto amichevole tra il direttore generale e il maggiore – ha spiegato in aula – tanto che una delle volte che andammo alla Asl per le nostre indagini quest’ultimo chiese senza remore ad Aloisio, anche in mia presenza, se era possibile trovare un’occupazione per la moglie del maresciallo. La risposta fu: ‘vediamo cosa si può fare…’, poi parlammo d’altro”.
Quella domanda lasciò un po’ interdetto il finanziere, al punto di farlo presente al suo superiore.
“Quando uscimmo dall’incontro con Aloisio mi permisi di rimarcare la cosa al maggiore – prosegue -. Sapevo bene che lui era anche più alto in grado di me, ma mi sentivo in dovere di dirgli qualcosa, perché ritenevo un po’ sconveniente quella confidenza dal momento che eravamo lì per indagare proprio sull’operato del direttore generale. Lui però mi tranquillizzò e mi disse che comunque noi avremmo fatto il nostro lavoro e quella richiesta non avrebbe cambiato nulla”.
La donna in questione, comunque, non fu mai assunta dalla Asl, né in quel periodo né in futuro.
Ma c’è anche un altro episodio che, secondo l’accusa, sarebbe una sorta di “prova” dell’amicizia tra Aloisio e il maresciallo della finanza che cercava un lavoro per sua moglie.
“Una volta il direttore della Asl ci mise al corrente di un problema che aveva avuto con il telefono – ha ricordato il finanziere nella sua deposizione -. Spiegò che aveva ricevuto una telefonata da un suo familiare, ma sul display gli era apparso un numero sconosciuto invece del contatto da cui era partita la chiamata. La cosa lo insospettì e ci chiese se poteva essere un segnale del fatto che il telefono fosse intercettato.
Io gli suggerii di fare denuncia, mentre il mio collega (l’imputato, ndr) gli disse che si sarebbe informato da qualcuno di sua fiducia per scoprire se era così”.
Il quesito, infatti, fu girato qualche giorno dopo al responsabile della sala intercettazioni della Procura, anche lui ascoltato ieri dai giudici in tribunale.
“Il maresciallo della finanza mi pose questo problema dicendo che era capitato a un suo amico – ha detto il tecnico – e io gli dissi che il fatto che appariva un numero strano non aveva nulla a che fare con una intercettazione. La domanda, a dire il vero, non mi insospettì molto, anche perché facendo questo lavoro molte persone mi chiedono cose simili ogni giorno…”.
Il processo continua i primi di dicembre con l’ascolto di due testimoni della difesa e del perito incaricato di trascrivere le intercettazioni ambientali e telefoniche relative alla vicenda.

