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“Un totale disprezzo della vita”

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Sabato Louis Francesco Battaglia

Sabato Louis Francesco Battaglia

Federico Venzi

Federico Venzi

Viterbo Omicidio del Riello - Il luogo dell'aggressione

Viterbo – Omicidio del Riello – Il luogo dell’aggressione

Viterbo – “Colpevole, perché ha agito con totale disprezzo della vita della vittima”. E’ la motivazione della sentenza del processo a Sabato Battaglia.

In quaranta pagine il gup del tribunale di Viterbo Savina Poli spiega perché ha condannato a 12 anni di reclusione il 23enne accusato di aver ucciso alla rotatoria del Riello Federico Venzi, 43enne romano, residente a Caprarola.

La motivazione della sentenza, arrivata in cancelleria il 18 ottobre scorso, smonta pezzo per pezzo le ricostruzioni alternative all’omicidio volontario. Per il gup non è sostenibile la versione della difesa, ovvero che Battaglia abbia agito solo per proteggere se stesso e la fidanzata da un potenziale pericolo: l’incontro con due sconosciuti in piena notte, più robusti di lui e col doppio dei suoi anni.

Secondo il giudice per l’udienza preliminare, infatti “soltanto una precisa volontà di annientare la parte lesa (Venzi, ndr) giustifica comportamenti così violenti, insistiti e feroci contro un avversario del tutto inerme, immediatamente reso inoffensivo, riverso a terra e sanguinate”.

Nelle motivazioni della sentenza il gup scrive di “colpi inferti al capo, al viso e al collo con intensità e violenza”. “Le circostanze dell’azione rivelano, dunque, che l’imputato ha agito con totale disprezzo della vita della vittima, accettando il rischio che tanta violenza ne cagionasse la morte”, sempre secondo il gup.

I fatti risalgono al 27 settembre 2015. Alle 4 del mattino, Battaglia e la fidanzata Lorella Colman, studentessa universitaria 23enne, incrociano Federico Venzi e un amico alla rotatoria del Riello a Viterbo.

I due vedono la ragazza a terra e pensano a un’aggressione. Venzi chiede se c’è bisogno d’aiuto, ma Battaglia lo allontana con la frase: “Mi hai rotto il cazzo, vai via”. I due fidanzati si allontanano a piedi, ma la vittima e l’amico li seguono. Battaglia non gradisce e sferra un pugno in pieno viso al 43enne che finisce a terra. Per il gup, seguono altri pugni e calci mentre Venzi è ancora sdraiato sull’asfalto, ormai inoffensivo.

L’autopsia rileva che la vittima è morta per soffocamento, ingerendo sangue e materiale organico dopo la frattura della mandibola. Per la difesa c’è un altro dato da considerare: Venzi avrebbe inghiottito anche pezzi della sua protesi dentaria, tenuta insieme da un fil di ferro. Ma per il gup, nonostante Battaglia fosse all’oscuro di ciò, non si può “escludere il dolo”.

Per queste ragioni, il giudice Poli ha condannato Battaglia a 12 anni di reclusione per omicidio volontario. Nonché all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e a tre anni di libertà vigilata, da eseguire a pena espiata. Per il gup, il 23enne è “persona socialmente pericolosa”.


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