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“Abolire un grado di giudizio? Una sciocchezza”

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l ministro della Giustizia Orlando a Viterbo

Il ministro della Giustizia Orlando a Viterbo

Viterbo - Il convegno 'La giustizia in movimento tra leggi di riforma e giurisprudenza"

Viterbo – Il convegno ‘La giustizia in movimento tra leggi di riforma e giurisprudenza”

Donatella Ferranti

Donatella Ferranti

Il procuratore capo Paolo Auriemma

Il procuratore capo Paolo Auriemma

Viterbo - Il convegno 'La giustizia in movimento tra leggi di riforma e giurisprudenza"

Viterbo – Il convegno ‘La giustizia in movimento tra leggi di riforma e giurisprudenza”

Viterbo - Il convegno 'La giustizia in movimento tra leggi di riforma e giurisprudenza"

Viterbo – Il convegno ‘La giustizia in movimento tra leggi di riforma e giurisprudenza”

Viterbo – “Un sistema di giustizia efficace, efficiente e più vicino ai cittadini”. Donatella Ferranti fa gli onori di casa al convegno ‘La giustizia in movimento tra leggi di riforma e giurisprudenza’, ieri pomeriggio, all’aula magna del complesso del San Carlo all’Unitus (fotocronacaslide).

Seduto accanto a Ferrante, presidente della commissione giustizia alla camera, il ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha ascoltato gli interventi per poi concludere la giornata. Due i tavoli di lavoro: civile e penale.

Dopo i saluti del rettore dell’università della Tuscia Alessandro Ruggieri, è toccato al presidente dell’ordine degli avvocati Luigi Sini rompere il ghiaccio. “Le porto il saluto dell’avvocatura e della città di Viterbo – dice Sini rivolgendosi al ministro Orlando -. L’avvocatura, ancor prima della magistratura, è la principale destinataria delle leggi di riforma. Abbiamo la difficoltà di spiegare al cliente una nuova fattispecie, ma è un aspetto necessario per lo sviluppo della società. Il processo è il luogo in cui devono essere riconosciuti i diritti. È così che noi lo vediamo. Per questo guardiamo con attenzione alle riforme, seguendo la via della semplificazione e della celerità. Come è accaduto per il processo civile telematico. Sono convinto che nessuna riforma può funzionare se nessuno si impegna a farla funzionare. Oggi la giustizia richiede personale e servono magistrati, perché la nostra magistratura è la più preparata in Europa. Un grido che le lanciamo da Viterbo per lo spopolamento dei giudici verso i distretti e i ministeri. Si è creata una classe di avvocatura impoverita. Le chiediamo di portare avanti la strada dell’equo compenso perché si possa cambiare”.

Si è entrati nel vivo, dunque, con gli interventi del presidente della corte di Cassazione Giovanni Canzio che ha posto l’accento sul ruolo bella nomofilachia, cioè sul vigilare sulla esatta interpretazione della legge.”E’ un bene per assicurare l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge che noi dobbiamo garantire”, sottolinea Canzio. Quindi il professore Luca Luparia, ordinario di diritto processuale penale a Roma Tre, intervenuto sul giusto processo alla luce della prospettiva e dei diritti delle vittime in base alle direttive europee. “Il giudice può fare una valutazione della vulnerabilità della vittima per capire una serie di norme da applicarle”, spiega Luparia.

Il professor Carlo Sotis, associato di diritto penale all’Unitus, ha parlato di ambiente e in particolare dell’introduzione dei reati di disastro e inquinamento ambientale. Nonché la riforma della prescrizione. E’ toccato al procuratore capo di Viterbo, Paolo Auriemma, parlare del ruolo del dirigente d’ufficio in merito alle riforme che sono state messe in atto: dalla messa alla prova, ai tempi certi e prevedibili per il processo.

“Abbiamo inaugurato una stanza per l’ascolto delle vittime vulnerabili – esordisce Auriemma -. Un nucleo specializzato per portare avanti un settore molto delicato, perché dobbiamo saper comprendere e ascoltare. Valorizzare le riforme e portarle avanti anche attraverso una modulazione degli uffici che devono essere efficienti e funzionali, in grado di fornire servizi adeguati al cittadino. Li cambieremo e ci adegueremo per rispettare la volontà del legislatore. Le riforme camminano sulla gambe degli uomini, che comprendono anche il personale amministrativo. È importante avvertire la loro sensibilità perché lavora con passione e vuole la sua qualificazione. Continuiamo a fare riforme che guardano alla celerità e alla semplificazione, ma la situazione dopo tanti anni è sempre la stessa.

La norma cardine del codice di procedura penale è la stabilità del giudice, ossia lo stesso che acquisisce le prove e che decide. Siamo in un ufficio in cui i magistrati vengono spesso attratti dal trasferimento a Roma. Processi che iniziano svariate volte. Non si può andare avanti così, per l’ascolto dei testimoni e per la credibilità del nostro sistema. Su questo bisogna riflettere”.

Si è aperta quindi la sezione dedicata al civile. Enorme il carico di lavoro della Cassazione, con più di 80mila ricorsi solo dall’inizio 2016. Lo fa notare Donatella Ferranti. Poi lo spinoso tema del ‘contenzioso civile’, affrontato dal membro del consiglio nazionale forense Davide Calabró. “Il problema della giustizia dipende dall’impossibilità di investire economicamente – dice Calabró -. Tutte le normative licenziate sono condizionate da questo aspetto. Un altro aspetto è l’efficiente organizzazione degli uffici che dovrebbe essere condivisa da avvocatura e magistratura, affinché si rafforzino reciprocamente.

Chi sta in trincea davanti a un magistrato è l’avvocato. Ci deve essere condivisione organizzativa sul territorio. Sentire dalla magistratura che gli avvocati sono tanti, in un momento in cui c’è bisogno di tutti, lascia un po’ perplessi. Altro aspetto si cui riflettere è quello delle competenze da dare ai magistrati onorari. Se ci si basa solo su di loro, è problematico. Deve essere rivisto il peso del magistrato togato e di quello onorario, con una riduzione dei compiti di quest’ultimi. Un rapporto di collaborazione proficua per dare un contributo alle problematiche della giustizia”.

Infine Maria Rosaria Covelli, neopresidente del tribunale di Viterbo. Prima donna del distretto. “Un piano da seguire è, per me, quello della specializzazione del giudice. Ciò vuol dire efficienza e velocità – sottolinea Covelli -. Interventi più precisi, invece, vanno fatti per gli appalti pubblici. Poi le azioni di classe e pagamenti tardivi, che portano aggravi alle casse pubbliche. Media conciliazione, negoziazione assistita e arbitrato devono essere sistematizzati perché non hanno prodotto risultati. Bisogna insistere sulla cultura della mediazione tra i cittadini, per cui ogni conflitto ha il suo rimedio. Altro strumento di riforma è il processo civile telematico, si cui c’è comunque da lavorare. Infine l’obbligatorietà del verbale di udienza, che deve essere fatto non dal giudice che ascolta ma da un assistente che ci deve essere. Inoltre il verbale deve essere omogeneo sia per il giudice che per l’avvocato, con un’adeguata formazione non solo sulle questioni giuridiche ma anche dello strumento telematico.

Altro importante provvedimento è l’ufficio del processo, per garantirne la ragionevole durata. Presto spero di attuarlo anche al tribunale di Viterbo. Per quanto riguarda i tirocinanti universitari, il progetto ha avuto un grande successo per l’impegno e la diligenza: assistono a udienze e partecipano a camere di consiglio. Sono strumenti molto positivi.

Occorrerebbe una maggiore uniformità delle linee guida del Csm per le prassi. Produzione normativa e interpreti: serve una buona sinergia tra questi aspetti, per fare delle buone riforme ai fini della tutela dei diritti. Anche con una formazione comune giudice e avvocati, per una sempre più stretta collaborazione. Uffici più organizzati e più risorse. Infine strumento fondamentale è la circolazione e la memoria della giustizia. Ecco perché sono importanti i siti dei tribunali”.

Il ministro Orlando ha chiuso l’incontro. “Al momento dell’insediamento del governo – spiega Orlando – ci siamo trovati con 64mila detenuti a fronte di 40mila posti regolari. Poi 5 milioni e mezzo di cause civili: fortissima era la tensione nel rapporto tra giustizia e politica. Poi la precarietà della magistratura, fortissimo deficit di recepimento normativo comunitario e carenza di personale. Abbiamo provato a dare delle risposte. Noi, rispetto agli altri paesi europei, siamo caratterizzati dal contributo unificato più basso, che è al 17 per cento rispetto alla media europea del 21. Altra anomalia che caratterizzava la nostra spesa era un forte sbilanciamento tra spesa corrente e investimenti. La situazione delle carceri ora è di 54mila detenuti a fronte di 51mila posti. Ciò ci ha evitato la condanna dalla corte di Strasburgo. Il civile chiuderà con 3 milioni di cause”.

Poi la riforma sulla magistratura onoraria. “Abbiamo azzerato il deficit di recepimento delle direttive europee – continua Orlando -. Sul personale, pur non essendo soddisfatto, immetteremo 4mila figure nelle cancellerie tra mobilità e concorsi per dimezzare il vuoto di organico da più di venti anni. Un approccio riformista non poteva non muoversi da situazioni di default. Ho ritenuto fondamentale costruire una metodologia capace di coinvolgere tutti i soggetti della giurisdizione. Cristallizzare un metodo per supportare l’attività legislativa. È necessario coinvolgere gli avvocati nella governance della giurisdizione per un equilibrio del sistema. Solo responsabilizzando l’avvocatura è possibile raggiungere certi obiettivi, la loro presenza aiuterebbe e non incrinerebbe il lavoro della magistratura. Un contributo in più nel luogo in cui si forma la valutazione degli uffici.

Il processo civile telematico – prosegue il ministro Orlando – mette gli uffici in condizione di agire con strumenti più potenti. Un tentativo di rafforzare l’offerta che si è concretizzato con la riforma della geografia giudiziaria. Abbiamo un certo numero di procure e tribunali che non possono arrivare a percorsi di formazione al loro interno. Non è possibile. Sarebbe auspicabile l’individuazione di criteri in grado di rafforzare la rilevanza che il capo dell’ufficio deve avere.

In questo percorso ci sono due tavoli che dovrebbero essere strutturati. Anzi, se ne dovrebbero fare tre. Uno sulla depenalizzazione costante per evitare che si produca un reato in qualunque ambito, incompatibile con il criterio di efficiente del sistema giudiziario. L’altro riguarda la giurisdizione: si tratta di affrontare la questione di un’effettiva analisi di quello che fa il giudice, per capire se alcuni compiti possono essere gestiti da altre figure. L’ultimo tavolo è quello della sintesi per ridurre l’attuale quantità di carte che produce il nostro sistema, che non può essere supportato da nessun tipo di server. Concepire in maniera diversa atti e sentenze. Non ci sono altre strade”.

Concludendo: “Dobbiamo fare uno sforzo per rendere più efficiente la nostra giurisdizione che è un modello da difendere. L’idea di abolire un grado di giudizio la trovo una sciocchezza, perché quattro occhi sono meglio di due in vicende che incidono sulla vita della gente. Dobbiamo rivendicare il valore e la giustizia della nostra giurisdizione e della nostra costituzione che deve essere modificata in alcuni punti. Non in questa parte, perché non credo che si possa fare di meglio. Il mondo cambia con velocità, per cui dobbiamo avere consapevolezza del valore della giurisdizione che non è fatta solo dai magistrati ma da tutti quelli che la fanno vivere”.

All’incontro erano presenti tra gli altri la prefetto Rita Piermatti, il segretario del Pd Andrea Egidi, i comandanti di carabinieri, Giuseppe Palma e della finanza Giosuè Colella e diversi avvocati del foro viterbese.


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