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Botte alla compagna invalida, assolto

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Viterbo – Botte alla compagna invalida, assolto.

E’ stato assolto perché il fatto non sussiste il 40enne trascinato in tribunale dalla compagna per maltrattamenti in famiglia. L’uomo era stato accusato dalla mamma dei suoi figli di averle strappato i capelli, riempita di cazzotti in testa, puntato una mannaia al collo e averla picchiata sulla sedia a rotelle, mentre era incinta.

Il processo, iniziato nel 2014, si è concluso ieri con la decisione del giudice Rita Cialoni. Barbara (nome di fantasia) è invalida dal 2010: inchiodata sulla sedia a rotelle dalla sclerosi multipla. Ma questa volta ad aggravare il fardello della sofferenza dovuta alla malattia, ci sono anche le botte e gli insulti del compagno.

La donna lascia la sua casa a settembre 2013: ha un trauma cranico e un livido in testa che non sfugge agli assistenti sociali, che la portano via. La sera prima il compagno, secondo l’accusa, l’avrebbe rimproverata perché il figlio era stato punto dalle zanzare. Nasce una discussione che sarebbe finita con lui che la prende a pugni e lei che lo graffia.

A marzo dello scorso anno Barbara ha raccontato in aula che il padre dei suoi figli la maltrattava già prima, ma la sua malattia lo ha reso ancora più feroce. La donna ha parlato di “violenze psicologiche di ogni tipo”: insulti, umiliazioni, offese sul suo stato di salute. Quattordici anni di convivenza in un paese della provincia, di cui gli ultimi tre in un “clima irrespirabile e invivibile”.

Il giudice, a novembre del 2015, ha ascoltato anche l’uomo. L’imputato ha cercato di spiegare quanto la vita fosse diventata difficile quando la compagna è finita su una sedia a rotelle: da un lato, lei e l’insofferenza per la malattia che le impedisce di essere autonoma; dall’altro lui, sempre più stanco e solo.

Ieri la sentenza del giudice, dopo le richieste della pubblica accusa e della difesa che ha depositato il provvedimento del tribunale per i minori di Roma che ha tolto la potestà genitoriale alla donna, “per – dice l’avvocato dell’uomo – il suo continuo consumo di droga”. La donna, come lei stessa ha dichiarato in aula, userebbe marijuana a scopo terapeutico per alleviare i dolori della malattia.

Per il vpo Cristiano Ricciutelli l’uomo doveva essere condannato a un anno e mezzo di reclusione. Il tribunale di Viterbo ha invece scelto l’assoluzione, perché il fatto non sussiste.


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