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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il sindaco dovrebbe fare le barricate contro il campo profughi all’ex fiera. E invece si limita ad accettare passivamente la decisione della prefettura perché, a suo dire, sarà una sistemazione temporanea. Ma sappiamo bene cosa c’è in Italia di più permanente del “temporaneo”…
Viterbo 2020 dice no all’accoglienza dei migranti all’ex fiera, nel merito e nel metodo. Nel metodo, perché la nostra città fa già la sua parte aderendo allo Sprar per l’accoglienza diffusa dal 2001 e solo per questo dovrebbe essere esentata dal ricevere altri profughi.
Nel merito, le facciamo una domanda: chi è razzista? Noi che diciamo no oppure chi li rinchiude all’interno di una struttura isolata, ghettizzata e senza servizi? Chi è razzista? Noi che diciamo no oppure chi dice sì sapendo che non potremo dare loro un futuro, non potremo integrarli e anzi, con l’atteggiamento buonista, non facciamo altro che soffiare sul fuoco dell’odio dei cittadini italiani nei loro confronti?
L’integrazione all’italiana è fallita. Le istituzioni non sono in grado di governare il processo. L’unico modo è bloccarlo e mettere un freno all’invasione indiscriminata.
Parlando della nostra Viterbo. Possiamo forse considerare integrazione quello che sta accadendo a San Faustino, un far west in mano ai sudamericani? Non cadete nell’errore di qualificare i viterbesi che si oppongono semplicemente come razzisti, perchè sono sentimenti radicati da fatti di tutti i giorni. Per informazioni chiedere al centro anziani del sacrario, dove i volontari si trovano a pulire l’urina di chi impunemente bivacca tutta la notte là davanti, lasciando bottiglie vuote e ricordini vari.
Questo è solo un esempio tra tanti, ma è vita reale. Un sindaco che sta tra la gente dovrebbe conoscerle e battersi per veder riconosciuto il diritto dei propri cittadini alla sicurezza, contro il degrado urbano e un modello di integrazione fallimentare.
Chiara Frontini
Movimento civico Viterbo 2020

