Viterbo – Il consiglio comunale sui migranti si chiude in farsa. Seduta straordinaria. Di nome, ma non di fatto. Convocata per affrontare lo spinoso argomento che da settimane infiammi dibattiti pubblici e privati, ha stentato a partire. Ieri mattina in maggioranza quattro gatti. Nel senso vero del termine, quattro o cinque consiglieri presenti. Su 19.
Avviato male, al netto di qualche intervento sensato (e qualcuno un po’ meno), il consiglio si è chiuso peggio. C’erano tre documenti da votare. Non è stato votato nemmeno uno. Al rientro dopo una pausa, nel centrosinistra altre defezioni. Non c’è il numero legale. Secondo tentativo, stesso risultato e la seduta è sciolta con un nulla di fatto. Inutile.
Assenze non a caso, ma programmate. La maggioranza è minoranza e andare al voto non è saggio.
Tanto valeva che la seduta fosse saltata dall’inizio. Inutile accanimento politico – terapeutico.
Non resta che prendere ciò che di buono le quasi cinque ore di riunione hanno offerto.
Il sindaco Leonardo Michelini che paragona la prefetta Rita Piermatti a suo figlio Giulio. La prima, a un incontro con amministratori di centrodestra ha fatto notare che l’ospitalità agli immigrati è pure occasione economica e occupazionale. Il secondo ha definito, con parole non proprio edificanti, scadenti tutti i negozi nel centro di Viterbo.
Prefetta e figlio, per Michelini, hanno detto solo sciocchezze. Nel caso del rappresentante governativo, però, il primo cittadino dice il peccato e non il peccatore. Cioè, la frase e non chi l’ha pronunciata. Poco cambia.
Comunque in prefettura stiano sereni. Michelini lo ha specificato: non dichiarerà guerra, non vuole lo scontro istituzionale. Davvero? Non s’era capito.
Però non è d’accordo sulla gestione dell’emergenza immigrati portata avanti dalla prefettura. Quando si dice avere polso e idee chiare.
Però al palazzo governativo stiano attenti. In futuro, situazioni come il campo in allestimento sulla Cassia nord non si ripeteranno.
Il sindaco ha pronta una mossa a sorpresa. Lo scriverà nella sua lettera a Babbo Natale, oltre a chiedergli una maggioranza vera e coesa.
Il consiglio comunale è ai minimi termini. Chi è impossibilitato, chi ha deciso di non esserci e chi lo aveva già annunciato. In totale fanno quattordici assenti.
Tuttavia, la percezione del sindaco è un’altra. “Non credo che la maggioranza non volesse affrontare il problema”.
Infatti, ciascuno degli assenti, chi a casa, chi sul posto di lavoro e chi per strada, ha passato l’intera mattinata a dibattere d’immigrazione.
Di certo, con maggiore profitto rispetto ai colleghi in consiglio.
Giuseppe Ferlicca


