Viterbo – “Per favore non chiamatele marmellate”.
Perché sono molto, molto di più.
Mammo, al secolo Massimiliano Biaggioli, in circa 4 anni è diventato il maggior produttore di lamponi della Tuscia.
Ma lui non si limita a produrli. Li trasforma in delizie per il palato: composte di lamponi, zucchero di lamponi, croccante di lamponi, torrone lampone e cioccolato, birra ai lamponi, lamponi disidratati, sale e zucchero al lampone e chi più ne ha più ne metta.
In pochissimo tempo Massimiliano Biaggioli è riuscito a trasformare l’azienda del Monti Cimini (in strada Romana 26), dove attualmente produce i frutti rossi, in un punto di riferimento per chi vuole assaporare il vero e autentico sapore dei lamponi. Frutto che ama alla follia.
Perché quella di Mammo e i lamponi è un po’ come una storia d’amore.
“Io sono un appassionato di montagna – racconta – e fin da piccolo mi sono innamorato dei lamponi. Ma non mi spiegavo perché da noi non si trovassero. In fondo anche qui c’è la montagna…”.
Così, armato di pazienza e di qualche libro, ha deciso di provare a vedere se sui Monti Cimini questo piccolo frutto rosso, dal sapore acido e dolce allo stesso tempo, poteva crescere e trovare il suo spazio.
“Nel 2012 – continua – ho iniziato la produzione quasi per gioco mettendo 500 piante. Vennero benissimo. Così negli anni successivi ho incrementato la produzione e oggi abbiamo quasi seimila piante di lamponi di due varietà diverse, tulimeen e ruby”.
Massimiliano Biaggioli però non è un semplice produttore. Guarda lontano, cerca spazi di mercato dove portare i suoi frutti e le sue creazioni e, a furia di cercarli, li trova pure.
“In molti mi hanno chiesto – dice ancora -, a partire da mio padre, perché i lamponi a Viterbo. Al di là dei miei gusti personali, io ci ho visto e ci vedo ancora possibilità commerciali. Il lampone è un frutto così delicato che va mangiato entro un paio di giorni dal momento che viene raccolto e soffre moltissimo nei trasporti e nei cambi di temperatura. Questo ha un solo significato: raccogliendo a Viterbo, in estate, entro le 10 del mattino possiamo tranquillamente consegnare il frutto a Roma, che è al classico tiro di schioppo, in poco più di un’ora. E quindi chi acquista ha davvero un prodotto fresco. In Italia i lamponi notoriamente vengono dall’azienda Sant’Orsola, un’organizzazione che raccoglie produttori da nord a sud Italia, quindi una cassetta di frutta può arrivare dalla Calabria come dalla Romagna. La differenza con noi è che i lamponi dei Cimini vengono esclusivamente dai Monti Cimini”.
Ma Massimiliano Biaggioli non produce solo lamponi freschi.
“Le piante che abbiamo messo in azienda – dice ancora – ci permettono di lavorare il prodotto tutto l’anno. A santa Barbara abbiamo un laboratorio moderno dove sforniamo continuamente cose nuove”.
E’ in questo posto che Mammo tira fuori tutto il suo estro.
Le composte di lamponi sono di nove tipi diversi. Si va da quella classica che è la più venduta a quelle aromatizzate: dalla cannella, alla lavanda, passando per bergamotto, limone, vaniglia, peperoncino, zenzero e cardamomo. E dentro c’è quel lavoro fatto di chimica e passione che permette alle semplici ricette di diventare vere specialità.
“Non si tratta di marmellate – sottolinea – qui la qualità è alta e con queste nove varianti abbiamo voluto dare a tutti una scelta. Non a caso il nostro motto è: per favore non chiamatele marmellate”.
A Natale arriverà sulle tavole il croccante ai lamponi e nocciole e il torrone sempre di lamponi realizzato con una nota pasticceria viterbese che ci legherà il cioccolato fondente.
Ma le novità non sono finite. Mammo ne ha ancora molte in serbo. L’ultima della serie uscirà sul mercato a febbraio 2017.
“Metteremo in commercio – dice un po’ emozionato – una bibita realizzata con l’infuso di foglie di lamponi. Sarà già pronta da bere. Questo prodotto è la conseguenza della tisana in foglie che già vendiamo e che fa benissimo perché è un antinfiammatorio, un antiossidante e un antidolorifico naturale. Essendo un antiossidante è consigliata dai medici alle donne in quanto allieva i dolori mestruali”.
E tra novità ed esperimenti l’imprenditore dei lamponi ha costituito anche un’associazione di produttori viterbesi che puntano a far conoscere Viterbo e le sue meraviglie da gustare ovunque la fantasia possa arrivare.
“Le Chicche della Tuscia – racconta ancora – è un’idea nata lo scorso anno durante un viaggio in macchina Bologna-Viterbo. Ero con due amici del mestiere, Paolo Bianchini e Antonella Pacchiarotti, e ci stavamo domandando perché non esistesse un vero punto dove rappresentare le aziende agricole di Viterbo. Per farle conoscere e apprezzare. In quattro e quattr’otto, grazie all’aiuto di Marco Bruzziches di Gelart, siamo riusciti a mettere in piedi un temporary store con prodotti tipici della Tuscia. Un esperimento che ha funzionato benissimo e che abbiamo deciso di replicare”.
Oggi Le Chicche della Tuscia rappresenta circa quaranta produttori della Tuscia che grazie a questa piccola iniziativa riescono a portare i loro prodotti in giro per l’Italia.
“Proprio perché l’esperimento ha funzionato – dice infine il presidente dell’associazione – abbiamo preso un locale che diventerà il centro di raccolta e distribuzione dei prodotto delle Chicche della Tuscia. Sarà un vantaggio per tutti, perché riusciremo a raggiungere i nostri clienti più velocemente e con meno spese. E tra poco avremo anche angoli espositivi in una catena di supermercati della Tuscia. E ovviamente se il modello funziona siamo pronti a replicare”.
Maria Letizia Riganelli









