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“Le intercettazioni non tornano…”

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Genio e sregolatezza, un'intercettazione ambientale

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Genio e sregolatezza, la perquisizione dei forestali al Genio civile di Viterbo

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Genio e sregolatezza, i forestali setacciano gli uffici

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Viterbo – “Le intercettazioni non tornano”. Parola di un tecnico, consulente di parte nominato dalla difesa di Luca Amedeo Girotti. L’imprenditore di Tarquinia è tra gli otto imputati del processo Genio e sregolatezza, sui presunti appalti truccati scoperti dalla forestale nel 2012.

“Ho esaminato circa novecento intercettazioni – dice in aula il consulente – e ho notato che in molte conversazioni i soggetti non si chiamano mai per nome. Come risalire ai nominativi? Dai brogliacci, che nel cd non dovrebbero però esserci. Poi ci sono conversazioni che si interrompono bruscamente; in alcuni casi vengono addirittura tagliate intere parole. Ci sono ‘buchi’ di assoluto silenzio, che in natura non esiste”.

Insomma, secondo il consulente dell’imprenditore Girotti, le intercettazioni di Genio e sregolatezza “non tornano”. Ieri il tecnico è stato ascoltato, insieme a una decina di testimoni della difesa, in un’udienza di due ore al tribunale di Viterbo. Quasi tutti già sentiti, ma davanti a una vecchia terna giudicante, sono tornati a sfilare davanti ai nuovi giudici (presidente Maria Luparelli, a latere Giacomo Autizi e Silvia Bartollini) per confermare le dichiarazioni rese.

Tra questi una manciata di presidenti e membri delle commissioni di gara che hanno escluso di aver ricevuto pressioni dal funzionario del Genio civile Roberto Lanzi, ritenuto dall’accusa “il grande burattinaio” di un giro di appalti in cambio di tangenti intascate, per i pm, dallo stesso Lanzi.

“Pressioni da Lanzi? Mai ricevute”, così i testimoni hanno risposto uno dopo l’altro alla domanda dell’avvocato Carmelo Ratano, difensore del funzionario del Genio civile. “Non c’era neppure la percezione o sensazione – sottolineano alcuni – che Lanzi potesse orientare l’esito della gara”.

Genio e sregolatezza esplode nel 2012. L’indagine del Nipaf della forestale per corruzione e turbativa d’asta fa finire in manette tredici persone nel doppio blitz tra l’ottobre e il novembre di quattro anni fa. Gli indagati di punta sono i funzionari del Genio civile Roberto Lanzi e Gabriela Annesi, accusati di intascare tangenti in cambio della distribuzione di appalti a un gruppo ristretto di imprenditori. Un’oligarchia delle gare da cui molti restavano esclusi ma che trascina mezza imprenditoria viterbese nel registro degli indagati, per un totale di 63 inquisiti.

In otto sono attualmente a giudizio, in quello che è stato definito il filone portante: oltre ai funzionari Lanzi e Annesi, l’ex sindaco di Graffignano Adriano Santori e l’ex assessore Luciano Cardoni. Gli imprenditori Luca Amedeo Girotti, Angelo Anselmi, Giuliano Bilancini e Fabrizio Giraldo. Dei 63 indagati iniziali, tolta una decina di archiviazioni, altri 32 vanno verso il processo.

A fine dicembre la prossima udienza.


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