Viterbo – Una lite degenerata in una zuffa. Poi il sangue.
Avrebbe colpito il rivale con un’arma appuntita – un coltello, forse un cacciavite – mentre se le davano di santa ragione davanti al cancello di un’abitazione in un paese della provincia.
Per questo episodio, che risale all’estate del 2011, un uomo deve rispondere di lesioni aggravate davanti al tribunale di Viterbo. L’unico testimone ascoltato ieri al processo non ha saputo dire granché. Ha parlato di “una lite, trasformata in una zuffa”.
“Ho provato a dividerli – dice l’uomo al giudice Rita Cialoni -. Urlavo di smetterla, di farla finita ma non hanno voluto sentir ragione”. Poi la colluttazione e i due che finiscono a terra. “Era buio, saranno state le 22 – continua il testimone -. Non ho visto nulla, so solo che all’improvviso uno dei due si è alzato ed è corso in casa: cercava un bagno, aveva la maglietta bucata e il sangue che gli usciva dal petto. Ma non so dire se sia stato colpito. Da un coltello, o forse da un cacciavite”.
Immediata la chiamata al 118 e l’intervento dei carabinieri. Solo così sarebbe finita la lite, nel peggiore dei modi. La vittima si è costituita parte civile al processo, che continua a marzo con una nuova udienza.
