Viterbo – Caro direttore, colgo al volo l’occasione che offre ai lettori di Tusciaweb di esprimersi sul referendum costituzionale del 4 dicembre.
Se ne sentono e se ne vedono così tante di false notizie che ogni tanto ci serve uno strumento di discussione pacifica che vada nel merito della questione.
Mi piacerebbe partire col parlare del perché ora si è ravvisata la necessità di una riforma di così ampia portata. Non tutti ricordano cosa successe nel 2013: le elezioni fallite da Bersani, la non vittoria del Pd, nessuna maggioranza in grado di governare e neanche di eleggere il nuovo capo dello stato; la rielezione di Napolitano e quel discorso così forte da lui pronunciato al Parlamento; la necessità di fare nel nostro paese quei cambiamenti necessari per iniziare a uscire dalla crisi economica, comprese la legge elettorale e la modifica dell’assetto istituzionale dello Stato.
Il governo Letta nasce su questa spinta e il successivo governo Renzi raccoglie quanto già seminato. Si insiste molto su questo punto perché ci si è resi conto di come i complessi ingranaggi del nostro sistema spesso siano un ostacolo alle tempestive risposte legislative che la società di oggi cerca.
Con il governo Renzi, la riforma affronta i sei successivi passaggi parlamentari e, non avendo ottenuto la maggioranza dei due terzi, si trova ora a dover essere approvata o respinta tramite referendum.
Semplicemente partendo dal quesito che tutti noi cittadini troveremo sulla scheda possiamo farci un’idea di cosa potrà cambiare.
Abolizione bicameralismo paritario: mai più leggi rimbalzate tra camera e senato.
Il senato voterà insieme alla camera solo le leggi costituzionali, quelle riguardanti le autonomie locali e quelle sull’attuazione del diritto dell’Unione Europea. Significa che il 95% delle leggi saranno votate solo dalla camera con conseguente risparmio dei tempi.
Formazione del senato delle autonomie, che rappresenterà le regioni e sarà formato da 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 senatori nominati per particolari meriti della presidente della repubblica. I senatori saranno votati dai consigli regionali tenendo conto del voto espresso dagli elettori nelle rispettive elezioni.
Riduzione numero dei parlamentari e dei costi della politica: i senatori da 315 saranno 100 e non percepiranno indennità.
Abolizione delle province e del Cnel.
Modifica Titolo V, cioè il rapporto Stato-Regioni. Qui per la prima volta si prova a mettere mano a tutti quei problemi che l’ultima riforma del 2001 aveva creato. Si era tentato di dare un peso maggiore alle autonomie locali, non solo non pensando a tutte quelle disuguaglianze che caratterizzano i nostri territori, ma neanche creando un vero federalismo.
Una sorta di via di mezzo nella migliore tradizione italica, con l’inserimento di quella potestà concorrente che ha creato tanto lavoro per la Corte Costituzionale, incertezza e perdita di tempo per i cittadini. Ora con la nuova riforma si cerca di porre un freno, portando materie di interesse nazionale di nuovo in capo allo stato. La sanità, il turismo, l’energia, le grandi infrastrutture. Avremo lo stesso prezzo per comprare le siringhe, le stesse strategie di prevenzione sulle malattie, un unico prontuario dei farmaci, uguali possibilità per tutti, per un diritto che la nostra Costituzione ritiene fondamentale. Non avremo più gli uffici delle regioni sparsi per il mondo; l’Italia è una, con le sue specificità, ma unica. Non avremo più le grandi opere bloccate.
Lo stato potrà esercitare la famosa “clausola di supremazia” e sostituirsi laddove le regioni non adempiano i loro obblighi non rispettando i diritti o i livelli essenziali delle prestazioni. E’ giusto che nessuno sia lasciato indietro per colpa dell’inerzia degli organismi competenti.
Rafforzamento della democrazia diretta: serviranno 150.000 firme, contro le precedenti 50.000, per presentare una legge di iniziativa popolare ma sarà obbligatoria per il parlamento discuterla; qualora per i referendum abrogativi si riesca a raggiungere le 800.000 firme si abbassa il quorum, non più 50% + 1 ma la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni politiche; si introduce la possibilità di utilizzare referendum propositivi.
Introduzione principio della trasparenza.
Penso convintamente che questa riforma serva al nostro paese e me ne rendo sempre più conto leggendo e ascoltando le motivazioni di chi voterà no.
Non è un semplice voto. E’ un referendum sull’idea che si ha della costituzione, dell’assetto di uno stato, della democrazia. A me piacerebbe che il mio paese riesca ad avere stabilità, un governo che sia eletto e che abbia la maggioranza, che attui le sue idee e che poi possa essere giudicato per quello che ha fatto.
A me piacerebbe che non si guardi alla costituzione come ad un pezzo di carta da appendere al muro. Rappresenta l’anima di un popolo, la sua storia e le sue fondamenta. E se le radici di un albero stanno lì ben piantate, come i nostri diritti fondamentali, le foglie invece si rigenerano. Non avrebbe senso tenerla immacolata se poi non rappresenta più le esigenze di un certo momento storico.
Ho 24 anni. Appartengo a quella generazione dei “millennials”, i nativi digitali, che è cresciuta in un mondo in continuo cambiamento, e che avrà la responsabilità di provare a guidare le innovazioni che ci attendono. Le sfide sono enormi e la responsabilità di dare un futuro diverso a questo paese soprattutto nostra.
Piero Calamandrei in assemblea costituente diceva: ”Le dittature non sorgono dai governi che governano ma dall’impossibilità di governare dei governi democratici”.
Viviamo in un paese pieno di possibilità ma immobile. Dire no significa continuare su questo binario. La possibilità di cambiare c’è e c’è ora. Forse non sarà la soluzione ma può essere un bell’inizio.
Non ci vuole tanto. Basta un sì.
Giorgia Gasbarri
Coordinatrice comitato Generazione sì-Viterbo
