Orte – Mariana Golovataia può guarire. E’ quanto afferma il professor Marco Zanasi – consulente della difesa – nella relazione redatta dopo la perizia psichiatrica sulla mamma accusata dell’omicidio della sua bimba di 5 mesi e del tentato omicidio del suo primogenito di 5 anni.
I risultati sono stati illustrati mercoledì scorso nell’incidente probatorio davanti al gip Stefano Pepe. Oltre a Zanasi il giudice ha ascoltato anche lo psicologo Antonio Maria Lanzetti, nominato dal tribunale. Per entrambi i dottori Mariana Golovataia, 35enne moldava, è totalmente incapace di intendere e di volere e quindi non è punibile.
La donna, socialmente pericolosa, è affetta da un disturbo bipolare dovuto al parto (a febbraio mise al mondo la piccola Giulia). Ma per il professor Zanasi la giovane mamma, se seguita e sottoposta a cura, può guarire e recuperare anche i rapporti con il figlio più grande.
Un doppio incidente probatorio. Non solo per valutare la capacità di intendere e di volere di Mariana Golovataia e capire se era lucida il 20 luglio quando ha affogato la piccola Giulia, provato a uccidere il fratellino e tentato il suicidio con gli psicofarmaci; ma anche per valutare la capacità di testimoniare del bimbo di 5 anni scampato al raptus della madre.
Per la psicologa Laura Ballarè – perito del gip – e il professor Zanasi, il racconto del piccolo è attendibile.
Gli atti sono ora tornati sulla scrivania del pm Franco Pacifici, titolare delle indagini. Il pubblico ministero valuterà se chiedere l’udienza preliminare o il rito immediato. La difesa della 35enne, rappresentata dagli avvocati Marco Valerio Mazzatosta e Giovanni Zerbini, ha comunque intenzione di chiedere l’abbreviato e poi il proscioglimento della donna, in virtù dell’incapacità di intendere e di volere.
La tragedia il 20 luglio scorso nell’appartamento di corso Garbaldi, a Orte scalo. E’ stato il marito di Mariana, Ghenadie Stavila, rientrando a casa dal lavoro, a trovare la figlia morta, il figlio in stato confusionale e la moglie riversa a terra. Disperati i tentativi di rianimare Giulia, prima da solo e poi con i sanitari. Ma per la piccola era già troppo tardi.
Nelle scorse settimane Mariana è stata trasferita dal reparto di psichiatria dell’ospedale di Belcolle a quello della casa di cura Villa Rosa, dove è ai domiciliari.




