Tuscania – (r.s.) – Tutto negativo. Dalla perizia dei Ris di Roma non sono emerse tracce di Angelo Gianlorenzo sugli oggetti sequestrati all’uomo accusato dell’omicidio. Gianlorenzo, 83 anni, è stato trovato morto la vigilia di Ferragosto nel suo terreno a Tuscania.
Multimedia: I Ris sul luogo del delitto – slide – video – I Ris setacciano il luogo del delitto
La scientifica dei carabinieri non ha trovato alcun Dna e neppure impronte digitali riconducibili alla vittima sugli attrezzi, prima sequestrati e poi analizzati, del cognato: Aldo Sassara, 73 anni, unico indagato a piede libero per l’omicidio in località Castellaccio.
Si complicano così le indagini degli uomini dell’arma. Gli investigatori puntavano tutto sui riscontri biologici, per raccogliere elementi a cui ancorare le indagini. Hanno cercato impronte, tracce ematiche e biologiche per mesi.
Il dato scientifico, infatti, sembra essere determinante per la risoluzione del caso. Ma nessuna risposta, almeno per il momento, sarebbe arrivata dai risultati delle analisi dei Ris e da quelle del reparto scientifico dei carabinieri di Viterbo. I primi si sono recati a inizio settembre sulla scena del crimine per un sopralluogo durato un’ora e mezza. I secondi, a fine agosto, hanno eseguito una serie di perquisizioni non solo a casa di Sassara, ma anche di altre persone.
Per ora l’unico indizio che pesa sul pensionato 73enne sono i cattivi rapporti con la vittima. I due erano in causa per questioni di confini: riguardavano il terreno in cui Gianlorenzo è stato trovato morto e il vicino campo di Sassara. Su di lui sospetti ma non gravi indizi. Da sempre lo ribadiscono gli avvocati dell’indagato, Danilo Scalabrelli e Marco Valerio Mazzatosta, che nei giorni scorsi hanno chiesto il dissequestro degli attrezzi agricoli di Sassara; strumenti senza i quali l’uomo non può lavorare.
Un mese fa, invece, il sopralluogo dei sub dei carabinieri: hanno passato al setaccio la diga in località San Savino e le zone limitrofe. Gli investigatori erano a caccia dell’arma del delitto, che potrebbe non essere un bastone. O almeno non solo. Gianlorenzo, infatti, non aveva soltanto il cranio ma anche il torace fracassato, con i vestiti strappati e a terra tutto ciò che aveva nelle tasche.
L’assassino avrebbe potuto prima colpire l’uomo con un bastone e poi infierire sul cadavere. Oppure ucciderlo direttamente con un’arma più pesante, magari un mezzo agricolo. Eppure sul corpo di Gianlorenzo non sarebbero stati trovati segni di pneumatici. Sembrerebbe il disegno di un omicidio perfetto, con l’arma del delitto introvabile e la scena del crimine pulita. Nessuna traccia, nessuna macchia di sangue, se non nel punto in cui è stato rinvenuto il cadavere.
Il corpo di Gianlorenzo è stato scoperto dal figlio il 14 agosto scorso intorno a mezzogiorno. Ma l’anziano sarebbe stato ucciso ore prima, probabilmente di mattina.
I carabinieri hanno escluso fin dalla prima ora la rapina degenerata in omicidio. Come la violenza gratuita di un folle sconosciuto. Gli investigatori, infatti, hanno subito avuto il sospetto che la vittima conoscesse l’assassino. Una lite finita in tragedia, in un’isolata zona di campagna dove nessuno ha visto o sentito qualcosa.




