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Pista rossa e lavori a scuola, tutti a processo

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Fabrizio Purchiaroni

Fabrizio Purchiaroni

Massimo Scapigliati

Massimo Scapigliati

Gianni Cardarelli

Gianni Cardarelli

Il cartello dell'appalto della pista pedonabile

Il cartello dell’appalto della pista pedonabile

Viterbo – Pista rossa e lavori a scuola, tutti a processo.

Nessun proscioglimento. E’ fissata per aprile davanti al collegio dei giudici la prima udienza per i presunti appalti truccati per i lavori di ristrutturazione della scuola della Quercia e la pista rossa pedonale di strada Bagni.

Si tratta dell’ennesimo capitolo della maxi indagine Genio e sregolatezza, scoppiata nel 2012 dopo il doppio blitz del Nipaf (nucleo investigativi di polizia ambientale e forestale) che travolse l’imprenditoria viterbese.

Il gup Savina Poli ha rinviato a giudizio sette persone, tra professionisti, ex amministratori ed ex funzionari del comune di Viterbo: Fabrizio Purchiaroni, ex assessore allo sport e alla cultura; Massimo Scapigliati, ex funzionario all’ufficio cave e torbiere e il suo collega di studio, l’architetto Gianni Cardarelli. E poi Ferdinando Contessa, anche lui ex funzionario comunale, l’altro architetto Marco Ricci, l’ingegnere Massimo Aquilani e l’imprenditore Stefano Nicolai.

I pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, titolari delle indagini, contestano prevalentemente la turbativa d’asta e in un caso anche la rivelazione di segreti d’ufficio (accusa rivolta a Purchiaroni, Cardarelli e Contessa).

Gli appalti in questione riguardano i lavori di ristrutturazione per 450mila euro della scuola della Quercia e la pista rossa pedonale di strada Bagni. Non solo appalti presumibilmente truccati. Le indagini della forestale sono andate avanti, scoprendo anche presunti affidamenti di incarichi a professionisti predestinati. Sarebbe il caso degli architetti Ricci e Cardarelli e dell’ingegnere Aquilani. Stando agli atti dell’inchiesta, l’ex funzionario Scapigliati si sarebbe adoperato per ritagliare ruoli di primo piano ad Aquilani e Ricci nella gara per la scuola, garantendogli rispettivamente l’incarico di direttore dei lavori di ristrutturazione e responsabile della sicurezza su richiesta dell’assessore Purchiaroni.

Idem – ma senza la presunta mediazione di Purchiaroni – per Cardarelli, “individuato a monte” dagli inquirenti come direttore dei lavori nell’appalto della pista rossa di strada Bagni.

Nel filone d’inchiesta c’è anche la presunta promessa di una tangente da 3mila euro in cambio del nulla osta della Soprintendenza per la ristrutturazione di un antico palazzo coperto da vincolo in via delle Conce, nel cuore del centro storico. Per questo la procura ipotizza anche la concussione dell’ex funzionario Scapigliati (che nell’ottica accusatoria sarebbe stato il tramite dei funzionari romani) a danno dell’ex assessore comunale Purchiaroni.

Il fascicolo, oltre a un capitolo di Genio e sregolatezza, diventa così anche una costola dell’operazione Dazio, sempre del Nipaf, sulle tangenti in cambio di autorizzazioni dalla Sovrintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Roma, Rieti e Viterbo.

Per l’accusa di concussione Scapigliati ha chiesto il patteggiamento a cinque giorni di reclusione, da convertire in una pena pecuniaria. Ma l’istanza del difensore Marco Russo è stata respinta dal gup: inammissibile perché non si può patteggiare la pena in un processo con reati cumulativi.

Il rinvio a giudizio è arrivato dopo un’udienza andata avanti per quasi tre ore. Il comune di Viterbo si è costituito parte civile per tutelare gli interessi dell’ente.

Fino all’ultimo le difese hanno tentato di convincere il giudice a evitare il rinvio a giudizio. Ma per il gup il processo, benché quasi prescritto e con i minuti contati, s’ha da fare.


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