Bergamo – Arrestato con l’accusa di riduzione in schiavitù e violenza sessuale, per fatti commessi a Viterbo nel 2005.
La polizia di Bergamo ha arrestato Samuel Kola, albanese 32enne residente nel comune lombardo, in esecuzione di un ordine d’arresto emesso dalla procura di Roma.
L’uomo deve espiare sette anni e venti giorni di reclusione per concorso in riduzione e mantenimento in schiavitù di due ragazzine di 15 e 16 anni romene, concorso in acquisto di schiavi e violenza sessuale. Fatti commessi a Viterbo tra il febbraio e il marzo del 2005 a Viterbo.
L. e A., le due ragazzine romene, arrivarono in Italia nel gennaio 2005. Con la scusa prima del lavoro in pizzeria, poi della prostituzione con lauti guadagni. Guadagni che finivano sistematicamente in tasca agli aguzzini.
Una volta in Italia, L. e A. vengono a sapere di essere state comprate dagli albanesi Samuel Kola e Artur Sulejmani per mille euro. Da lì in poi inizia il calvario delle botte, dei maltrattamenti, degli stupri, del sesso con clienti anche di quarant’anni più vecchi di loro.
L. e A. sarebbero state picchiate, segregate, violentate e costrette a prostituirsi al Palazzaccio di via Cattaneo o al quartiere San Pellegrino a Viterbo. Ricevevano decine di clienti al giorno e a tutti offrivano sesso gratis: non un centesimo finiva nelle tasche delle ragazze. I proventi venivano spartiti tra gli aguzzini.
Le ragazze furono liberata il 24 marzo 2005 da un blitz della polizia alle “case dell’amore”di via Cattaneo.
La Corte d’Assise d’appello di Roma, l’11 maggio, 2016, ha riformato la sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Viterbo nel 2011 nei confronti dei due aguzzini e di altri personaggi implicati nella storia.
La Corte d’Assise d’appello, presieduta da Giancarlo De Cataldo, inflisse otto anni a Samuel Kola e Arthur Sulejmani, ‘carcerieri’ delle ragazze e gestori del business della prostituzione. In primo grado erano stati condannati a 11 anni.
Oggi l’arresto di Kola a Bergamo.
“Le attività di rintraccio – si legge in un comunicato della polizia di Bergamo – sono partite il 28 novembre 2016, quando è giunto dalla divisione anticrimine di Roma il provvedimento definitivo da eseguire in seguito al pronunciamento della corte d’appello di Roma che, in parziale riforma della sentenza di primo grado, aveva ridotto la pena da undici a otto anni, di cui uno già scontato”.
Dopo le formalità di rito, l’uomo è stato condotto nel carcere di Bergamo dove dovrà espiare la pena.
