Arezzo – Ubi compra Etruria?
A darne notizia e la Nazione di Arezzo che in un articolo descrive la trattativa. Da quanto riportato, pare che Ubi sia sola a trattare, verso un prezzo simbolico… Di un euro.
“Ormai – si legge nel pezzo – siamo al saldo dei saldi. Nel quale Ubi potrebbe portarsi a casa Etruria e le sorelle, ossia tre delle quattro good bank nate dalla risoluzione del 22 novembre di un anno fa, al prezzo simbolico di un euro. Un po’ come è successo nel passato per altre grandi aziende che erano in difficoltà. Ad esempio, quando Fiat nei lontani anni ’60 comprò la Lancia da Carlo Pesenti: a una lira, ma caricandosi di tutti i debiti”.
Quella descritta sarebbe solo un’ipotesi: “ma ormai se ne parla apertamente, negli ambienti finanziari e nelle pagine economiche dei giornali. Anche perché il vero costo è quello che rischia di riverberarsi sulle spalle dell’intero sistema creditizio nazionale e che potrebbe oscillare fra 1,3 e 1,6 miliardi a seconda dei calcoli.
E’ il prezzo del prestito che un anno fa fu anticipato dalle banche più grosse, Intesa. Unicredit e la stessa Ubi, per ricapitalizzare Etruria, Banca Marche, Carichieti e Cariferrara (che ora sarebbe fuori dalle mire di Victor Massiah, amministratore di Ubi, nella foto). Avrebbe dovuto essere restituito con il ricavato della vendita delle Good Bank, ma siamo appunto alla previsione dell’incasso zero o quasi. Col risultato che le altre banche dovranno frugarsi in tasca pro-quota per coprire la cifra”.
Quindi il riferimento all’Europa: “Da Francoforte – si legge ancora nell’articolo della Nazione -, intanto, c’è la Bce che preme su Ubi per un aumento di capitale da circa mezzo miliardo, quanto viene stimato necessario dagli occhiuti dirigenti della Banca Centrale Europea perché il gigante popolare bergamasco-bresciano abbia una patrimonializzazione sufficiente a ingoiare il boccone di Etruria, Marche e Carichieti”.
Infine: “Ubi può farsi forza in questo momento di essere rimasto l’unico interlocutore di Roberto Nicastro, il presidente delle Good Bank che da mesi sta cercando di chiudere la partita delle cessioni. Gli altri tavoli di cui aveva parlato a settembre Nicastro sono virtualmente chiusi: Bper sta volgendo la propria attenzione verso le popolari valtellinesi, gli americani dei fondi si sono di fatto defilati. Resta solo Massiah e può fare la voce grossa.
A nome di Ubi conta di ottenere il bonus fiscale delle perdite che Etruria & C. gli porterebbero in dote e che possono essere detratti dagli utili della capogruppo. In più conta di applicare alla Good Bank i «modelli interni» di valutazione dei crediti, cioè quelli della sua banca, più favorevoli rispetto agli istituti sul mercato.
D’altronde – conclude l’articolo – Massiah e gli altri del vertice di Ubi l’hanno sempre detto: “Non facciamo salvataggi, solo operazioni che portino valore per i nostri azionisti”.

