Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Continuano in questi giorni a Bergamo le trattative, tra organizzazioni sindacali e il Gruppo Ubi Banca, per trovare un accordo relativo alle ricadute sulle risorse umane rispetto al nuovo Piano industriale 2019 – 2020 che prevede, tra le altre cose, il passaggio dal modello federale alla banca unica con la fusione per incorporazione delle sette banche rete in Ubi Banca. Fusione che dovrà essere realizzata entro il primo semestre 2017.
Ubi Banca attualmente è in Italia il terzo Gruppo bancario commerciale per capitalizzazione di Borsa, con 1.531 sportelli ed oltre 17.500 dipendenti.
La costituzione della banca unica comporterà, tra l’altro, la cessazione dell’utilizzo dei marchi a livello di ogni singola società, mentre continueranno a essere utilizzati soltanto per comodità sulla rete.
Entro la prima metà del 2017, dunque, Banca Popolare di Bergamo, Banco di Brescia, Banca Popolare Commercio e Industria, Banca Regionale Europea, Banca Popolare di Ancona, Banca Carime e Banca di Valle Camonica confluiranno in Ubi Banca.
Nella provincia di Viterbo sono interessate al cambiamento le diverse filiali del Banco di Brescia ex Banca del Cimino incorporata nel 1995.
Il nuovo piano industriale 2019-20 prevede, inoltre secondo le previsioni aziendali, a livello di Gruppo, l’uscita di circa 2.750 dipendenti e l’ingresso di circa 1.100 nuove risorse.
E’ prevista di conseguenza anche una semplificazione della rete territoriale con la chiusura di circa 280 punti vendita (di cui 130 a seguito della realizzazione della Banca Unica) passando dalle 1.529 filiali delle banche rete a fine 2015 a 1.250 punti vendita a fine 2019.
Gli ultimi incontri di confronto, che si stanno tenendo in questi giorni, tra le organizzazioni sindacali e il Gruppo Ubi, comunque, stanno registrando una distanza profonda tra le posizioni sindacali e quelle aziendali.
“Come prevedibile – è scritto nell’ultimo comunicato sindacale – stanno venendo al pettine tutti i nodi di una trattativa che sin dall’inizio abbiamo definito complessa e difficile”.
“Per noi sono molto importanti, tra le altre cose, – sottolinea Paolo Citterio coordinatore del sindacato Fabi – le soluzioni condivise sulla contrattazione di secondo livello unica per tutti i dipendenti del Gruppo, le garanzie sul mantenimento degli attuali trattamenti economici e la conoscenza sulla nuova organizzazione della banca unica. Le posizioni tra noi e l’azienda, attualmente tanto distanti, ci preoccupano tantissimo poiché già negli ultimi giorni del mese di novembre è prevista la fusione per incorporazione in Ubi Banca di Banca Regionale Europea e Banca Popolare Commercio Industria”.
Sui suddetti argomenti, come scritto sempre nel comunicato sindacale firmato da Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Sinfub, Ugl, Uilca Uil e Unisin “le risposte e le proposte di Ubi sono state sinora, purtroppo, del tutto insufficienti e in alcuni casi inesistenti”.
Sulla trattativa interviene anche Nicola Scognamiglio, coordinatore del sindacato Sinfub: “Dovremo trovare soluzioni, anche a tutela dei livelli occupazionali, in tutti i territori dove opera attualmente il Gruppo, specialmente nel centro sud dove si riscontrano le maggiori percentuali di disoccupazione giovanile”.
Silvio Cappelli

