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Bergamo – (s.c.) – Si è conclusa nella tarda serata di domenica 11 dicembre, a Bergamo, la trattativa, tra i coordinamenti sindacali (Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Sinfub, Ugl, Uilca-Uil, Unisin) e Ubi Banca, che ha affrontato le ricadute sul personale dipendente a seguito del Piano Industriale di Gruppo presentato dall’azienda il 28 giugno 2016.
Un Piano Industriale contenente le linee guida strategiche e gli obiettivi economici, finanziari e patrimoniali per il periodo 2015 – 2019/2020, comprensivo della fusione per incorporazione in UBI Banca delle sette banche territoriali: Banca Regionale Europea, Banca Popolare Commercio e Industria, Banca Carime, Banca Popolare di Ancona, Banca Popolare di Bergamo, Banco di Brescia San Paolo CAB e Banca di Valle Camonica. Un totale di circa 17mila700 dipendenti a livello nazionale.
Nell’ambito del soprascritto Piano Industriale era prevista, tra le altre cose, anche la riduzione degli organici a livello di Gruppo stimata a regime in un saldo finale equivalente a circa 1650 unità complessive, di cui 1300 da gestire attraverso piani di esodo incentivato e anticipato, anche con ricorso alle prestazioni del Fondo di Solidarietà di settore.
“E’ stata una trattativa difficile, complessa, e storica perche’ traghetta il Gruppo Ubi dal passato al futuro – afferma Paolo Citterio coordinatore nazionale della Fabi – Il prepensionamento volontario di 1.300 esuberi con le contestuali 200 nuovi assunzioni consente di gestire il pesante numero di esuberi che tocca il terzo gruppo bancario italiano.
Si è altresì trovata l’intesa del nuovo contratto integrativo che consente ai 17.500 dipendenti del gruppo di avere certezza dei trattamenti economici e normativi per i prossimi anni”
Numerosi e importanti i temi trattati durante la trattativa: dai rapporti di lavoro in corso alle pari opportunità, alla riconversione professionale e alla mobilità territoriale e infragruppo. Affrontati i principi per la riallocazione del personale dipendente, per la sua formazione e riqualificazione professionale.
“Abbiamo sottoscritto un accordo importante, tra le organizzazioni sindacali e l’azienda – afferma Nicola Scognamiglio del Sinfub – in un momento di grande difficoltà del settore del credito, col quale abbiamo comunque garantito i livelli retributivi esistenti di tutti i lavoratori del Gruppo Ubi Banca”.
L’accordo prevede, tra le altre cose, anche la determinazione dei criteri di calcolo dei trattamenti economici e normativi accessori, la contrattazione di secondo livello, i buoni pasto, la mobilità territoriale, i rimborsi chilometrici, le borse di studio a favore dei lavoratori studenti, l’anticipazione Tfr (Trattamento di fine rapporto), l’indennità di rischio, l’indennità di sostituzione, l’indennità di turno, le agevolazioni creditizie, la disciplina contrattuale del periodo transitorio, il premio aziendale 2016 e 2017 e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
“Una trattativa lunga e complicata – afferma Silvio Cappelli del coordinamento nazionale del Sinfub – durata alcuni mesi e, nelle ultime due giornate ad oltranza anche di notte, che alla fine è servita per tutelare in modo soddisfacente tutti i 17mila 700 dipendenti confluiti, o che confluiranno, dalle sette banche rete in Ubi Banca.
Dato importante, nel corso del biennio 2017-2018, l’impegno da parte di Ubi Banca, per l’inserimento di 200 nuove risorse complessive secondo le esigenze organizzative e produttive presenti sui diversi territori”.



