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Botte alla compagna incinta, condannato

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Vincenzo Lapaglia Casciana

Vincenzo Lapaglia Casciana

I coltelli sequestrati dalla squadra mobile I coltelli sequestrati dalla squadra mobile

I coltelli sequestrati dalla squadra mobile

Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Viterbo – Botte alla compagna incinta, condannato.

Due anni e due mesi.  E’ questa la condanna inflitta a Vincenzo La Paglia Casciana, il 50enne, un precedente per omicidio alle spalle, a processo per i maltrattamenti sulla compagna anche quando era incinta e sulla figlia di lei, una bambina di soli 8 anni, avuta da una precedente relazione della donna.

A stabilirlo è stato il gup di Viterbo Francesco Rigato nell’udienza di questa mattina al tribunale di Viterbo. Il pm aveva chiesto 3 anni e due mesi. La Paglia era presente in aula.

Il 50enne, arrestato a maggio di quest’anno dagli uomini della squadra mobile del capoluogo, aveva optato per il giudizio immediato. La denuncia della donna parla di botte, insulti, tentativi di lui di allontanarla perfino dalle amiche e minacce di morte col coltello o con esempi pratici, ricordandole i suoi precedenti penali per omicidio e il ragazzo che uccise in Sicilia negli anni Novanta.

L’artigiano le avrebbe proibito persino di uscire sola col figlio piccolo e altre atrocità. Come quando la prendeva per la gola sollevandola da terra. Una convivenza diventata, per lei, un incubo. Tanto da essere costretta a fare i bagagli di nascosto e scappare via con i figli.

Oltre al racconto della donna, gli agenti della squadra mobile, allora coordinati da Fabio Zampaglione, hanno ascoltato anche la figlia Clara (nome di fantasia, ndr), che respirava quel clima di violenza con la mamma.

Una prova importante contro l’imputato, perché le dichiarazioni della piccola, che già in questura aveva mimato con una penna le minacce col coltello alla madre, sono già state raccolte in incidente probatorio.

Per non vedere le botte e sentire le urla, la bambina si era costruita una specie di fortino sotto il letto in cui si rifugiava quando poteva. 

Due anni di maltrattamenti, dal 2014 al 2016, secondo le indagini della mobile coordinata dal pm Fabrizio Tucci che, nel capo di imputazione parla di “atteggiamento da padrone” dell’imputato, considerando un’aggravante le botte alla compagna in gravidanza.


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