- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

“Etruschi e candidatura a tre ci hanno fatto perdere”

Condividi la notizia:

Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo – “Etruschi e candidatura a tre ci hanno fatto escludere”.

Il sociologo Francesco Mattioli è amareggiato per l’esito della candidatura di Viterbo a capitale italiana della cultura 2018.

In corsa con Chiusi e Orvieto, il capoluogo è stato bocciato. Per la seconda volta. Mattioli, che ha fatto parte del gruppo che ha redatto il progetto, prova a individuare le cause di questa esclusione.

Come ha preso questa bocciatura?
“Peccato – dice Mattioli -, un’altra occasione sfumata, senza neppure godere della pur temporanea soddisfazione di potersela giocare ancora nella seconda manche. Ma forse un po’ me l’aspettavo”.

Come mai, non era convinto del progetto che lei stesso ha contribuito a redigere?
“Quando sono stato chiamato dall’amministrazione comunale a contribuire alla stesura del nuovo progetto, avevo altre idee. Ma quasi subito mi sono trovato di fronte a una espressa volontà dell’amministrazione di rilanciare politicamente, oltre che economicamente, il novello distretto turistico dell’Etruria Meridionale, magari sulla scia del successo di Experience Etruria all’Expo. Ho espresso le mie perplessità e per due motivi”.

Quali?
“Non ero convinto di quella candidatura tripartita, non ne coglievo la reale omogeneità territoriale. Ma soprattutto mi sembrava che insistere per l’ennesima volta sugli etruschi sapesse un po’ di minestra riscaldata… il tema ormai è stato totalmente spremuto a livello turistico e culturale. Oltre tutto il bando parlava di cultura della solidarietà, della partecipazione, della trasversalità culturale, della sostenibilità ambientale. Per la storia e le belle arti, da sole, c’era poco posto”.

E allora?
“Allora ci siamo sforzati di far rientrare in qualche modo gli etruschi in questa prospettiva “moderna”: gli etruschi popolo di migranti, l’emancipazione della donna etrusca, lo stretto rapporto con la natura… ma era chiaro che stavamo forzando la mano. D’altronde, Chiusi è tutta ripiegata sugli etruschi e Orvieto – me lo lasci sottolineare – non si è spremuta più di tanto.

Ovviamente non è bastato, alla fine mancava un più concreto riferimento all’oggi. E’ sufficiente vedere quali progetti sono stati selezionati: quelli che trattavano di transculturalità e internazionalità (Alghero, Aquileia, Recanati, Trento), di partecipazione sociale e di recupero urbano (Comacchio, Settimo Torinese, Ercolano), di reale coralità territoriale (Palermo, Montebelluna, Comuni Ericini), insomma progetti votati ad una interpretazione “contemporanea” della cultura territoriale”.

Ha detto che all’inizio aveva fatto una proposta diversa…
“Sì, piaceva anche all’amico Margottini, membro anche lui del gruppo progettuale. Si ispirava ai temi propri del bando: intendeva Viterbo come città promotrice di una nuova interpretazione della cultura, di una cultura che guarda allo sviluppo sostenibile e la partecipazione corale, e che trasformava Viterbo nella città più green d’Europa.

Viterbo come città oil-free con l’introduzione di trasporto pubblico e privato esclusivamente elettrico, car e bike sharing per usare e scoprire la città sia nelle sue espressioni quotidiane che nella sua offerta turistico-culturale, servizi tecnologici 3.0, interattività sociale diffusa, e molto altro ancora.

Tra l’altro, approfittando di alcune progettualità già in cammino e del contributo creativo di tutta la cittadinanza, che avevamo chiamato a fare proposte e che sarebbe stata coinvolta direttamente nell’applicazione pratica del progetto.

Insomma una crescita insieme. Senza contare uno sfruttamento intensivo della liaison con Avignone, ma non tanto per ripetere il ritornello delle città papali, quanto per aprirci esplicitamente ad un europeismo culturale.

Forse un progetto troppo impegnativo? Forse troppo innovativo rispetto al vecchio concetto umanistico di cultura? Può darsi. Certo è che, con tutti gli etruschi, i papi e le terme, siamo di nuovo fuori. Qualcosa vorrà pur dire”.

Insomma hanno prevalso altri interessi.
“Forse il Comune, entusiasta del Distretto appena inaugurato – tutto orientato sugli etruschi – ha voluto fidarsi dell’usato sicuro. Ma se si decide di correre a Monza, occorre una macchina nuova. In realtà il nuovo, l’utopia spesso inquietano”.

Sgarbi adesso protesta; ma non è che per caso con le sue uscite ha rovinato la strategia?
“Ma no… ci mancherebbe. Sgarbi sarebbe stato comunque una risorsa. Lui, certo, ha un’altra idea di cultura, di tipo umanistico; rispettabile, per carità, ma bastava leggere il Bando per accorgersi che gli intenti del Ministero andavano a parare altrove.

Si poteva essere d’accordo o meno con il Bando e i suoi obiettivi, ma se decidi di partecipare ad una partita di burraco non puoi pretendere di giocare con le regole del ramino. Comunque, proprio a partire da alcune valutazioni di Sgarbi, mi lasci finire con un’altra riflessione…”

Si spieghi.
“Sono due volte che i comuni del Lazio vengono esclusi. Strano, non è che qui siamo tutti imbecilli, lo avevo già fatto notare quando ci bocciarono la prima volta. Che so, almeno potevano darci il contentino di stare nelle dieci, poi magari ci avrebbero elegantemente segato.

Forse non abbiamo santi in paradiso, o i nostri santi stanno un po’ indietro nelle gerarchie celesti. Ma a parte tutto, non sarà che se non si appartiene al ricco Nord o al pietoso Sud, e anzi si sta vicino alla Capitale ladrona, non si batte un chiodo?”.


Condividi la notizia: