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Gentiloni, se ci fossero ancora il Pci e Fortebraccio

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Paolo Gentiloni

Paolo Gentiloni

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Nuovo presidente del consiglio è il conte Paolo Gentiloni Silveri.

Uno con due cognomi, di fronte ai quali Fortebraccio, antico e tagliente corsivista dell’Unità ante Pd, avrebbe rassicurato i compagni come fece per il socialdemocratico Di Giesi: “Se ne dimentica uno, forse si ricorda dell’altro”.

Se poi fossero ancora in vigore le vecchie norme del codice civile, il Gentiloni premier rischierebbe la “illegittimità” di nascita, dal momento che molti potrebbero considerare Mattarella solo suo “padre putativo”.

Infatti, prima di apprenderne la designazione – che nessuno gli aveva fatto nelle “consultazioni” – se lo trovò scodellato in tv dal presidente dei senatori Pd, Zanda, nel salotto serale dell’Otto e mezzo di Lilly Gruber.

Così, dunque, vanno le cose in tempi di futurismo fuori tempo ma con le stesse caratteristiche che il suo fondatore, Marinetti, descrisse a Bologna nel 1929: “ritmo incalzante, rapido, deciso, antisentimentale e vivere in maniera verticale, tesi e sospesi”.

Oggi, il Matteo Renzi, che parla al futuro perché il passato, dice ovunque, va solo rottamato, sarà felice che a sostituirlo – scriverebbe ancora Fortebraccio – ci sia uno chiamato a “fare una cosa che lo riguarda come alla Fracci il sollevamento pesi”.

Un po’ come Alfano agli Esteri e non certo per una carriera “cominciata sotto il segno della inutilità e a questo carattere mantenuta fedele”.
Se poi a Fortebraccio avessero pure detto che a guardia del romano Gentiloni è stata messa l’onorevole Maria Elena Boschi della provincia di Arezzo come il senatore Amintore Fanfani – di cui è ammiratrice – avrebbe ricordato che l’aretino antico, detto pure “Rieccolo”, “ha il complesso del bugiardo e quando manda ai suoi colleghi biglietti, anche di semplice augurio, il desiderio unanime sarebbe che li firmasse con le impronte digitali”.

E poi dicono che la storia non si ripete.

Renzo Trappolini


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