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“Non culliamoci sugli allori, Renzi tornerà”

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Viterbo - L'incontro con Ingroia della Uil scuola

Viterbo – L’incontro con Ingroia della Uil scuola

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Viterbo – L’incontro con Ingroia della Uil scuola

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Viterbo – L’incontro con Ingroia della Uil scuola

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Viterbo – L’incontro con Ingroia della Uil scuola

Viterbo - L'incontro con Ingroia della Uil scuola

Viterbo – L’incontro con Ingroia della Uil scuola

Viterbo – (g.f.) – “Non culliamoci sugli allori, Renzi tornerà”. Antonio Ingroia arriva a Viterbo e alla sede del circolo cittadino Fondazione parla della Costituzione e il risultato del referendum.

“Con la vittoria del no – dice Ingroia – l’abbiamo salvaguarda”. Ma è lontano dall’annunciare lo scampato pericolo. “Non culliamoci sugli allori – avverte Ingroia – l’ormai ex premier Renzi ha già detto, rivolgendosi a coloro i quali hanno votato sì alla riforma, che tornerà. Per modificare la Costituzione”.

Incontro organizzato da Uil Scuola. Accanto a Ingroia, Silvia Somigli. Intervista Daniele Camilli, dopo i saluti del presidente Caffeina Andrea Baffo.

C’è il libro di Ingroia. In occasione della consultazione referendaria, una sorta di manifesto per il no. “Dalla parte della Costituzione”.

Se va difesa, occorre spiegare da chi. Il sottotitolo dà qualche indizio: “Da Gelli a Renzi, quarant’anni d’attacco alla Costituzione”. Con qualche precisazione. “Non dico che i due siano la stessa cosa – osserva Ingroia – ma Renzi arriva alla fine di un percorso.

Un attore che interpreta un copione scritto da altri, passato di mano in mano. La loggia P2, poi Craxi. Cossiga, Berlusconi, fino a Matteo Renzi, arrivato avendo come tramite Napolitano”.

Nonostante questo, il no ha prevalso e pure in modo netto. “Una vittoria sorprendente – ammette Ingroia – pure con la scandalosa occupazione che c’è stata dei mezzi d’informazione, una scorrettezza unica senza precedenti. Finora avevano sempre vinto loro”.

La Carta non sarà modificata. “Oggi ci protegge – sostiene Ingroia – dalle ingiustizie, definite incostituzionali. Se fosse passato il sì, non accadrebbe più. Un po’ come ha fatto in passato Berlusconi.

Con leggi ha depenalizzato, depenalizzato, depenalizzato, fino ad avere reso lecito l’illecito.

Hanno fallito il colpo finale, pensavano d’essere più forti, con una spaventosa egemonia culturale di quel pensiero”. Che non è passata.

“Abbiamo vinto la battaglia del referendum – insiste Ingroia – ma non abbiamo vinto tutto e non per sempre”.


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