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“E’ tutto ok, il processo può partire”

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Operazione Led - Carabinieri e forestale - Tre arresti per turbativa d'asta

Operazione Led – Carabinieri e forestale – Tre arresti per turbativa d’asta

Operazione Led - Gli arrestati - Alessandro Tramannoni

Operazione Led – Gli arrestati – Alessandro Tramannoni

Massimiliano Sanzogni, direttore commerciale Area Tirrenica della Cpm

Operazione Led – Gli arrestati – Massimiliano Sanzogni, direttore commerciale Area Tirrenica della Cpm

Operazione Led - Carabinieri e forestale - Tre arresti per turbativa d'asta

Operazione Led – Carabinieri e forestale – Tre arresti per turbativa d’asta

Viterbo – Appalti Led, il processo può partire.

Il giudice del tribunale di Viterbo ha respinte le eccezioni sollevate dai difensori dei dirigenti della Cpm Gestioni termiche di Recanati (Macerata) arrestati nell’operazione Led. Lo scorso ottobre, i legali avevano chiesto di ridare gli atti ai pm perché, secondo loro, a suo tempo le richieste di giudizio immediato non sarebbero state presentate nei tempi stabiliti.

Richiesta inammissibile, per il giudice Silvia Mattei che ieri ha sciolta la riserva dando il via al processo ai fratelli Alessandro e Luca Tramannoni, amministratore delegato e socio della Cpm, e al direttore commerciale di area Tirrenica Massimiliano Sanzogni.

L’accusa contestata è turbativa d’asta. I riflettori di carabinieri e forestale si accendono nel 2014 su tre appalti per l’illuminazione pubblica (da qui il nome dell’inchiesta) e impianti termici banditi dai comuni di Civita Castellana, Grotte di Castro e Villa San Giovanni in Tuscia. Nessun comune, nell’udienza di ammissione prove di ieri, si è costituito parte civile nel processo.

Per i pm Stefano d’Arma e Fabrizio Tucci, la Cpm si sarebbe aggiudicata a raffica le gare d’appalto con procedure non proprio trasparenti, tra capitolati scritti insieme agli imprenditori e consigli su come impostare l’offerta per vincere.

Tra gli appalti incriminati, il più succulento era quello di Civita Castellana: valore complessivo di 4,7 milioni di euro, per 15 anni e la possibilità, secondo gli investigatori, di aumentare la posta in gioco fino a circa 700mila euro annui dai 315mila euro iniziali. Una prima gara, con importo da 2,5 milioni, andò deserta. La seconda, maggiorata a oltre 4 milioni e mezzo, imponeva tempi stretti se non si voleva rischiare di perdere il finanziamento regionale.

All’intraprendenza degli imprenditori sarebbe seguita l’accondiscendenza di alcuni dipendenti pubblici dei comuni interessati, molti dei quali finiti nei guai.

A ottobre la prossima udienza, con l’ascolto dei primi testimoni della pubblica accusa.


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