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“Ora ci interessa la crescita della bambina”

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L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis

Vincenzo Lapaglia Casciana

Vincenzo Lapaglia Casciana

I coltelli sequestrati dalla squadra mobile I coltelli sequestrati dalla squadra mobile

I coltelli sequestrati dalla squadra mobile

Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Viterbo – “Ora ci interessa la crescita della bambina”. L’avvocato Samuele De Santis ha in mente un solo obiettivo, dopo la sentenza di ieri che condanna a due anni e due mesi Vincenzo La Paglia Casciana, 50enne con un precedente per omicidio alle spalle, a processo per i maltrattamenti sulla compagna anche quando era incinta e sulla figlia di lei, una bambina di soli 8 anni, avuta da una precedente relazione della donna.

De Santis pensa al completo recupero della piccola in condizioni di equilibrio e serenità. Proprio lei, che, in passato, ha respirato, con la mamma, un clima di tensione e violenza.

La denuncia della donna parlava, infatti, di botte, insulti, tentativi del 50enne di allontanarla perfino dalle amiche, e poi minacce di morte col coltello o con esempi pratici, ricordandole i suoi precedenti penali per omicidio e il ragazzo che uccise in Sicilia negli anni Novanta.

“Ci siamo costituiti parte civile solo per la figlia minorenne – spiega De Santis -, perché farlo per la madre ci sembrava poco credibile, in quanto, dopo l’arresto, ci sarebbe stato un riavvicinamento della donna con il 50enne in carcere. Periodo durante il quale si sarebbero scambiati delle lettere, giurandosi amore eterno. Abbiamo chiesto una provvisionale di 50mila euro e ne sono stati riconosciuti 5mila”.

A stabilire la condanna è stato il gup del tribunale di Viterbo Francesco Rigato dopo una camera di consiglio di più di un’ora.

“Non c’erano dubbi sulla contestazione così come effettuata – continua De Santis -. Ora inizia una fase successiva, quella di recupero della bambina. Ci interessa, prima di tutto, l’equilibrio psicofisico della piccola che deve iniziare un lento percorso per uscire da questa situazione”.

Clara (nome di fantasia, ndr) era infatti consapevole di tutto e le sue dichiarazioni agli uomini della questura sono state determinanti. 

Agli agenti aveva detto che, per non vedere le botte e sentire le urla, si era costruita una specie di fortino sotto il letto in cui si rifugiava quando poteva. 

Racconti poi raccolti in un incidente probatorio su cui De Santis ha da ridire su come è stato organizzato.

“Di recente – dice il legale – è stata fatta una camera di ascolto in questura, ed è necessario che anche il tribunale si attrezzi allo stesso modo per sentire i minori perché l’incidente probatorio, così come è stato fatto, ha avuto degli esiti non traumatizzanti e buoni solo per la bravura della dottoressa Poli.

Servono anche qui moderni metodi informatici e tecnologici per rendere meno invasivo possibile l’ascolto dei minori in casi come questo, in cui, al trauma della vicenda si aggiunge anche quello di un esame che è pesante.

Vogliamo dunque capire quali sono stati gli effetti di tutta questa storia sulla bambina per seguirla in una crescita equilibrata e farla stare lontana da situazioni di così tale tensione e violenza, simili a quelle che ha subìto negli ultimi anni.

Siamo comunque pienamente soddisfatti – conclude De Santis -, perché tutte le dichiarazioni della persona offesa e della minore sono state ritenute credibili e, attraverso quelle, si è arrivati a una condanna, per noi inattaccabile, anche in un’ipotetica fase di appello”.

Ed è proprio a quello che sta pensando la difesa del 50enne, rappresentata dall’avvocatessa Patrizia Ruzzi. “Faremo appello – afferma la legale – e proseguiremo nella difesa. Abbiamo anche chiesto una misura meno restrittiva, che possano essere i domiciliari o l’obbligo di firma, ora attenderemo l’esito. Siamo soddisfatti della sentenza”.


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