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Vulci, scoperta l’affascinante “tomba della truccatrice”

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La tomba della truccatrice

La tomba della truccatrice

 

Alfonsina Russo

Alfonsina Russo

Vulci – Riemerge dal passato la “tomba della truccatrice”.

La scoperta è stata fatta dagli uomini della Fondazione Vulci, coordinati dalla soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale.

Si tratta, come riporta l’Ansa, “di una tomba femminile risalente al III/II sec. a.C. e avente nel suo corredo funebre alcuni oggetti a dir poco inusuali, che sembrano indicare che la persona sepolta avesse dimestichezza con trucchi e cosmetica. Tanto da farla soprannominare ‘la tomba della truccatrice'”.

Nella tomba sono stati trovati diversi oggetti significativi tra i quali: una custodia probabilmente in pelle, della quale restano gli incavi per gli agganci in argento, un cucchiaino e una spatola, entrambi in bronzo, perle di terre colorate usate per per truccarsi il volto, vasi in ceramica tra cui un laghinos, altri oggetti in bronzo a sbalzo ed ad incisione, una piccola cista per il trucco, un paio di forbici, uno strigile usato dagli atleti, e una borraccia ancora tappata.

“Sarà interessantissimo analizzare il contenuto di quest’ultima, cercando di capire che cosa racchiudesse in origine e a quale importante liquido fosse lei dedicata. Le analisi dei reperti sono già in corso e sono già stati prelevati i campioni che saranno esaminati dal professor Rambaldi presso la facoltà di Chimica dell’università di Modena e Reggio Emilia”, dice all’Ansa, il direttore scientifico Carlo Casi. 

“La scoperta – dichiara la soprintendente Alfonsina Russo – risalta ancor più se si pensa ai contatti che innesca con il mondo greco – orientale, qui ben testimoniati dalle terre colorate e dal laghinos, vaso che riempito di vino veniva portato in processione dalle donne in epoca Tolemaica ad Alessandria d’Egitto durante la festa religiosa che i Greci tributavano a Dioniso. Abbiamo, quindi, l’occasione di studiare un caso quanto mai originale ed interessante che ci aiuterà sicuramente a svelare un altro piccolo pezzo della storia di Vulci e dell’Etruria in generale”.


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