|
|
Gradoli – (r.s.) – Vuole il permesso di soggiorno Ala Ceoban, condannata per aver occultato i cadaveri della sorella e della nipote di 13 anni, uccise dal suo amante: Paolo Esposito, compagno della sorella. E’ il giallo di Gradoli, e Paolo e Ala sono gli “amanti diabolici”.
Ora, dopo 7 anni di carcere, e a venti mesi dalla riapertura dei cancelli del penitenziario femminile di Civitavecchia, Ala Ceoban, 31enne moldava, pretende il rinnovo del permesso di soggiorno. Lo aveva già richiesto nell’ottobre 2013, mentre scontava la pena, ma il “no” del questore di Roma fu secco. Come quello arrivato a inizio 2016 dalla Questura e dalla Prefettura di Viterbo.
Così Ala Ceoban ha fatto causa allo Stato, contro Prefettura e Questura di Viterbo, e contro il ministero dell’Interno. Ma il 19 dicembre scorso, anche il Tar del Lazio ha respinto l’istanza del suo avvocato, Remigio Sicilia. “I reati per i quali la 31enne è stata condannata denotano un’indole particolarmente aggressiva, con la conseguenza che è stata ritenuta pericolosa per la sicurezza dello Stato e una minaccia per l’ordine pubblico”, scrivono i giudici capitolini nella sentenza.
Ma dopo anni di carte, ricorsi, istanze e decreti potrebbe non essere finita qui: Ala Ceoban potrebbe fare appello, e andare al Consiglio di Stato. Per il momento, però, “via dall’Italia”, e 1.500 euro di spese di giudizio da pagare allo Stato.
Il Giallo di Gradoli
Dopo la scomparsa della sorella Tatiana Ceoban e della nipote 13enne Elena, il 30 maggio 2009, Ala è stata arrestata per duplice omicidio e occultamento di cadavere insieme al cognato Paolo Esposito, suo amante e compagno di Tatiana.
Dalla magistratura, mai una pronuncia a favore. I giudici riterranno gli “amanti diabolici” colpevoli in tutti e tre i gradi di giudizio. Per tribunale viterbese, Corte d’Assise e Cassazione, Esposito è da l’ergastolo; Ala, invece, passa dal carcere a vita, comminatole dal tribunale di Viterbo, agli otto anni per favoreggiamento in appello, confermati dalla suprema corte.
In sostanza, per i giudici, la ragazza, all’epoca 24enne, non ha ucciso in prima persona la sorella e la nipotina: l’esecutore materiale del delitto è stato Esposito, che poteva contare sull’aiuto di Ala per far sparire corpi e tracce.
Duplice omicidio e doppio movente: da un lato, permettere a Esposito di tenere con sé la figlia piccola, avuta nel 2003 dalla relazione con Tatiana, che aveva interessato il tribunale di minori dopo aver trovato materiale pedopornografico nel pc del compagno; dall’altro, portare avanti senza impedimenti la storia con Ala. Uccidere solo Tatiana non sarebbe bastato: bisognava eliminare anche Elena, troppo legata alla madre per non fare domande o sospettare.
Un movente risultato chiaro agli occhi dei giudici solo dopo la lettura degli 11mila sms scambiati in tre mesi tra i due amanti nel 2007. Due anni prima dell’omicidio e nel periodo in cui la crisi tra Paolo e Tatiana raggiunge il suo acme. La relazione tra Ala e Paolo è già cominciata e logora i rapporti tra le due sorelle. Era stata Tatiana a ospitare Ala in casa sua nel 2003, quando, appena 18enne, la ragazza arriva in Italia. Conosce Esposito, se ne innamora e perde tutti i suoi affetti.
A sei anni dalla scomparsa di Tatiana ed Elena, scomparsa che per i giudici è a tutti gli effetti un omicidio, i corpi non sono mai stati trovati.
Paolo e Ala hanno negato per tutto il processo di aver ucciso madre e figlia. Ma per chi ha indagato sul giallo di Gradoli, conoscono la verità. Proprio Ala sembrava pronta a raccontarla, nel tragitto verso il carcere di Civitavecchia: a un carabiniere disse che al suo arrivo alla villetta di via Cannicelle “Elena non c’era e Tatiana era già morta”.


