Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Portare il proprio figlio in situazione di emergenza al pronto soccorso è quello che ogni genitore spererebbe di non dover mai fare e che purtroppo mi sono trovato ad affrontare per il mio piccolo Alessandro di undici mesi nel tardo pomeriggio di venerdì.
Voglio innanzitutto ringraziare lo staff del pronto soccorso di Viterbo e in particolare Roberto Catasca che si è adoperato celermente per organizzare il trasferimento d’urgenza all’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma.
Arrivata l’ambulanza del servizio secondario (no 118) però sono cominciati i problemi, infatti non appena i primi fiocchi di neve hanno toccato terra, l’autista del mezzo si è subito estremamente allarmato perché non voleva assumersi la responsabilità di portare il bambino con un mezzo che era sprovvisto sia di gomme termiche che di catene.
Intanto, con il passare del tempo aumentavano i dolori del bambino come pure fame e sete dal momento che i medici in previsione di un intervento, e conseguente anestesia, avevano vietato di somministrare cibo e bevande.
In questo contesto, aggravato oltretutto da un forte stress emotivo, abbiamo deciso di firmare e portare autonomamente il bambino a Roma.
Ora mi chiedo… ma il codice della strada che obbliga ad avere catene a bordo o gomme termiche su molte strade della provincia di Viterbo per un mezzo di soccorso di vitale importanza come un’ambulanza non vale?
O forse il servizio sanitario si avvale di mezzi che non rispettano neanche il codice stradale mettendo a rischio persone e pazienti che trasportano?
Il mio piccolino non era in pericolo di vita, ma comunque era un’emergenza e se i ritardi che ci sono stati nel trasferimento porteranno delle conseguenze solo il passare del tempo ce lo potrà dire.
Molte volte ci si chiede se sono troppe le tasse che si pagano, quello che oggi mi chiedo se sono veramente eque in base ai servizi che poi si ricevono.
Riccardo Ricci
