Vetralla – In tribunale gli ultimi istanti di vita di Siarhei Chykun, il centauro 26enne originario di Chernobyl adottato da una famiglia di Vetralla. La sua morte, cinque anni fa, commosse un intero paese. La vigilia di ferragosto del 2011, una domenica, era a bordo della sua moto Yamaha Tmax sull’Aurelia bis diretto verso casa quando, nel primo pomeriggio, si schiantò su un’auto che lo precedeva mentre era in fase di sorpasso su un tratto rettilineo, decedendo sul colpo.
Il conducente della vettura, un coetaneo di Arezzo, che stava svoltando a sinistra a bordo di una Citroen C3 celeste, è finito sotto processo per omicidio colposo. Anche se aveva la freccia. Per l’accusa non avrebbe guardato se stava venendo qualcuno da dietro prima di girare. Per la difesa l’incidente sarebbe stato dovuto all’imprudenza del centauro, sopraggiunto dalla distanza di 200 metri alla velocità di 133 chilometri orari, dove il limite è di 70.
Ieri il drammatico racconto della fidanzata dell’imputato, che era in macchina con lui: “Aveva messo la freccia, si era fermato a guardare e aveva quasi finito la manovra al momento dell’impatto – ha detto -. Il colpo è stato così forte che la macchina è andata in testacoda e le valigie che stavano nel portabagagli sono state sbalzate fuori”. La coppia stava rientrando a casa dalle vacanze.
Siarhei in Italia aveva trovato una famiglia, grazie a una coppia di Vetralla che, assistita dall’avvocato Luigi Sini, si è costituita parte civile al processo, assieme ai due fratelli bielorussi della vittima. A novembre la sentenza.



