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Bimbi travolti dai sassi, in arrivo superperizia

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Grotte Santo Stefano - Parcheggio accanto alla stazione

Grotte Santo Stefano – Parcheggio accanto alla stazione

Grotte Santo Stefano – Bimbi travolti dai sassi, nominata una task force di medici legali per stabilire quali danni fisici e psicologici abbiano riportato. I bambini sono miracolosamente sopravvissuti al crollo di una parete di terra e detriti nel piazzale della stazione ferroviaria di Grotte Santo Stefano.

E’ il processo al geometra di palazzo dei Priori accusato di lesioni gravissime perché quel giorno, il 17 aprile 2017, il piazzale delle ferrovie della frazione, appena trasformato in parcheggio dal comune, avrebbe dovuto essere ancora off limits al pubblico in attesa dell’inaugurazione. Invece era accessibile, e pieno di bambini che giocavano con la palla sotto gli occhi delle mamme.

Due piccoli finirono sotto una valanga di terra e sassi. Le vittime, che ai tempi avevano 5 e 9 anni, furono estratti con l’aiuto delle mamne e dei pendolari, in arrivo proprio in quel momento, che scavarono a mani nude per fare presto. A distanza di quasi quattro anni, nelle prossime settimane i bambini, che nel frattempo hanno 9 e 13 anni, saranno visitati da tre medici legali. Uno per ciascuna delle parti. La dottoressa Mariarisaria Aromatario per il tribunale, il dottor Alfredo Borghetti per la difesa e il dottor Claudio Picca per le famiglie, che si sono costituite parti civili. I periti dovranno stabilire, come chiesto dal giudice Silvia Mattei, la natura e l’entità delle lesioni subite dai minori e l’eventuale grado di invalidità permanente, totale o parziale, riportata.

I due bimbi, come hanno raccontato le mamme all’udienza del 15 dicembre, rimasero sotterrati per un tempo che sembrò infinito, schiacciati dal peso di un enorme masso. Le urla delle mamme richiamarono i pendolari appena scesi dal treno, che iniziarono a scavare finché non scoprirono i corpi dei bambini: il più grande, rimasto con la sola testa fuori, aveva fatto scudo al più piccolo per proteggerlo. Il più piccolo, che aveva la bocca piena di terra, non dava cenni di vita. Un medico cercò di rianimarlo sul posto, poi lo caricarono sull’eliambulanza e portarono al policlinico Gemelli. In ospedale è rimasto una settimana, ma avrebbe subito un forte shock psicologico. “Oggi non vuole più dormire da solo, né a luce spenta; ha una serie di tic e paura degli spazi chiusi”, ha raccontato la madre in aula.

Il bambino di 9 anni, invece, fu ricoverato al Belcolle in prognosi riservata, ferito all’anca e a una mano. A distanza di quasi quattro anni e dopo numerose operazioni non si è ancora ripreso. “E’ stato sottoposto a quattro interventi – ha spiegato la mamma – gli è stata ricostruita l’anca e ha passato mesi e mesi in ospedale, ora deve essere nuovamente rioperato. Nonostante sia passato tanto tempo e abbia ormai 13 anni, vive ancora nel terrore”.

I genitori dei due bimbi, costituiti parte civile al processo, sono rappresentati dall’avvocato Luigi Gioiosi. A difendere il geometra, l’avvocato Giovanni Bartoletti, secondo il quale, fino a oggi “il comune non si è assunto responsabilità”. Il sindaco Giulio Marini, all’epoca, andò a trovare il bambino ricoverato a Belcolle e gli regalò un pallone, dichiarando che il comune avrebbe aperto un’indagine. L’area, transennata, era gestita in comodato d’uso dall’amministrazione comunale, in accordo con le ferrovie dello stato. Dopo la frana, il parcheggio finì sotto sequestro.


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