Viterbo – “L’inverno è normale che faccia l’inverno”. Non ci sta ad usare toni allarmistici per un pò di freddo fuori della norma Giuseppe Ferdinando Chiarini, presidente di Confagricoltura Viterbo e Rieti. Ma proprio perché negli ultimi decenni ci siamo abituati a stagioni più miti della norma nella Tuscia c’è stato un fiorire di colture orticole che adesso – col freddo pungente e le gelate di questi giorni – rischiano di pagare un pesante tributo al Generale Inverno appena cominciato.
E’ già tempo di bilanci. Ortaggi in ginocchio, se la godono olivi, viti e castagni. Il grano spera nella neve, pecore e capre ne sono terrorizzate.
Carciofi, broccoli, cavolfiori e finocchi: non bastano sciarpa e cappotto. “Siamo alla conta dei danni, ancora tutti da quantificare – spiega Chiarini – danni che si preannunciano particolarmente ingenti sul litorale, soprattutto a Tarquinia, dove le colture orticole di recente hanno avuto un grande sviluppo, complice la spinta del rialzo delle temperature. E sto col pensiero all’annunciato ulteriore peggioramento delle condizioni meteorologiche, che prevedono anche l’arrivo della neve”.
Gelo maledetto per gli ortaggi. Gelo benedetto per olivo, castagno e vite. I contadini lo sanno. “Il freddo disinfetta. Le temperature sottozero fanno soffrire larve e funghi, preludendo a un buon raccolto. E siccome castagneti, vigneti e oliveti rappresentano delle eccellenze per il Viterbese, ben venga per gli addetti ai lavori che l’inverno faccia l’inverno”.
E nel frattempo già da domenica è previsto il ritorno della neve. Non più di una spolverata nel weekend. Ma dal fine settimana successiva il fenomeno dovrebbe farsi più consistente e protrarsi per diversi giorni. Non solo sulla Faggeta, ma anche a quota collinare, compreso il capoluogo. Il presidente di Confagricoltura non grida al lupo: “Aspettiamo di vedere se e quanto nevicherà. Una cosa sono due metri, una cosa 10 centimetri. Al grano fa bene comunque. Ma non altrettanto agli allevatori”.
Bestiame a rischio sotto la neve. L’esempio più calzante, e straziante, è quello che viene dalle zone terremotate di Lazio, Marche e Umbria, dove gli animali sono costretti al gelo e alla fame a causa dell’inabilità delle stalle attrezzate per gli inverni rigidi tipici di quelle zone. “Ovini e caprini nel Viterbese durante l’inverno pascolano. Se dovesse nevicare fuori la norma e per tanti gironi consecutivi si porrebbe il problema dei ricoveri attrezzati e del foraggio, le cui scorte sono adeguate al clima della zona. Per gli allevatori sarebbero guai grossi”.
