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“Mai favorito nessuno…”

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – Per l’accusa sono stati troppo teneri con i buttafuori. Ma loro, i poliziotti, si difendono in aula: “Non li abbiamo mai favoriti”.

Il tribunale di Viterbo ha ascoltato tre dei cinque agenti finiti a processo per favoreggiamento, abuso d’ufficio, rivelazione di segreti d’ufficio e falso. Per il pm Massimiliano Siddi avrebbero favorito un gruppo di buttafuori, agevolandoli nella loro attività e permettendo loro di svolgere un servizio di controllo per il quale non avevano i requisiti. Ma l’altro ieri i poliziotti si sono difesi in aula, davanti al collegio dei giudici: “Non abbiamo mai favorito né agevolato nessuno – dicono -. Non c’è stata neppure la volontà né l’intenzione. A malapena li conosciamo”.

Insieme ai cinque agenti, alla sbarra erano finiti gli stessi buttafuori. L’accusa era di esercizio abusivo della sicurezza. Ma l’altro ieri, per loro, è scattata la prescrizione: i quattro sono fuori dal processo.

I fatti risalgono al 2009-2010. Le indagini furono seguite in parte dalla squadra mobile, e in parte dai carabinieri. In un caso, uno dei poliziotti avrebbe suggerito a un buttafuori come continuare a detenere la sua pistola e il suo fucile a pompa malgrado i suoi problemi con la giustizia (era stato denunciato per comportamenti violenti in discoteca).

Ai mercatini di Natale del 2009, invece, alla stessa società sarebbe stato affidato un servizio di “afflusso-deflusso” che per la procura sarebbe stato in realtà un vero e proprio servizio d’ordine camuffato nelle carte e non autorizzato.

E infine una presunta “informativa morbida” degli agenti imputati su un’indagine che riguardava i buttafuori e il servizio di sicurezza in una discoteca a Soriano nel Cimino. Per i carabinieri avevano falsificato un contratto per “appropriarsi” del servizio di vigilanza che non avrebbero potuto svolgere perché non autorizzati. Sull’indagine furono confezionate due informative: una dei carabinieri con i nomi dei buttafuori indicati come responsabili di sostituzione di persona e falso in scrittura privata; l’altra degli agenti imputati a carico di ignoti.

L’altro ieri, davanti al collegio dei giudici (presidente Rita Cialoni, a latere Giacomo Autizi e Giovanni Pintimalli), i tre poliziotti si sono difesi punto per punto.

Le indagini erano nate da un altro fascicolo a carico dei buttafuori su una serie di pestaggi in discoteca. In quell’inchiesta la procura aveva raccolto una quantità sterminata di intercettazioni tra i buttafuori e i poliziotti. Conversazioni in più di un caso fin troppo amichevoli secondo l’impianto accusatorio, che proprio su quelle intercettazioni è in gran parte fondato. Il tribunale le aveva azzerate, escludendole dal processo come prova sul presupposto che fossero materiale di un’altra indagine. Ma la procura le ha sempre rivolute indietro. Il collegio dei giudici ha chiesto al pubblico ministero di indicare le conversazioni che, secondo l’accusa, sono il corpo del reato. Si deciderà su quelle, tutte le altre sono già inutilizzabili.


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