Fabrica di Roma – Vino vegano per scelta di vita.
Quando si parla dell’azienda Cristina Menicocci a Fabrica di Roma bisogna eliminare da testa e lessico la parola mercato. Loro, l’intera famiglia, e in primis il padre Claudio lo hanno fatto ormai da moltissimi anni. E sono fieri della loro scelta. E non tornerebbero indietro per nessuna ragione al mondo.
Qui la vita del vino naturale è iniziata nel 1986. Nel pieno degli anni Ottanta, quando il biologico in Italia era pura utopia.
“Io lavoravo su tutt’altro campo ed ero decisamente scettico – racconta Claudio Menicocci -. Poi ho cominciato a conoscere l’agricoltura biologica e ho intrapreso questa strada. All’inizio con timore poi con sempre maggior coinvolgimento”.
Coinvolgimento che ha portato l’azienda a passare dal biologico, al biodinamico e infine al vegano.
Al momento la totalità della produzione di vino è biodinamica e vegana.
“Produciamo due rossi e due bianchi, non perché non abbiamo vitigni o tecniche per farne altri ma perché per noi è pure scelta. Tempo fa – spiega Menicocci – abbiamo fatto una scelta che non si basa sulla soddisfazione del gusto. Non seguiamo la moda che invoglia al vendere. Per noi quello che conta è il valore nutrizionale degli alimenti. Capisco che siamo alternativi, forse in controtendenza. Ma resta la nostra scelta”.
Al momenti l’azienda Menicocci produce un bianco Resan senza solfiti e senza nessun tipo di trattamento, un rosso merlot Starnos, un trebbiamo Menerva e un Sangiovese-Montepulciano Falesus. Gli ultimi due in confezione baginbox. “La vendita va benissimo – dice ancora il fondatore dell’azienda – anche se per noi non è il punto principale. Nel 1986 abbiamo scelto il biologico, nel 1997 il biodinamico e nel 2002 il vegano. Il nostro è stato un percorso non dettato da scelte commerciali ma etiche. Il convenzionale, a nostro avviso, non soddisfaceva i requisiti dell’alimentazione, ma esclusivamente quelli di vendita e gusto. Così abbiamo deciso di migliorare la qualità del mangiare togliendo prima i solfiti e infine escludendo la sofferenza animale e vegetale. Tutta compresa quella degli insetti”.
La clientela dell’azienda al momento sembra aver accettato favorevolmente questa scelta. “La nostra produzione è assorbita al cento per cento. Ma abbiamo anche fatto salti nel buio. Nel 1986 in Italia parlare biologico era come parlare arabo per questo ci siamo rivolti all’estero. Il nostro percorso è iniziato in Germania e più che una vendita con loro è stata una vera collaborazione. Proseguita fino al 2005. Quando noi abbiamo deciso di percorrere la strada della massima naturalità. Ovviamente c’era da escludere unicamente i solfiti. All’inizio abbiamo fatto delle prove in Germania ma dopo due anni siamo arrivati al punto che loro volevano solfiti noi no e abbiamo scelto strade diverse. Questo ci ha portato ad abbandonare una piazza assorbiva tutta la nostra produzione”.
L’azienda però non si è scoraggiata e oggi, forte delle scelte fatte, è tornata a vendere tutta la produzione. “Non è stato semplice – conclude -. All’inizio mi sono rivolto al mercato italiano, ma non ho trovato porte aperte, ma all’estero sono stati entusiasti e la nostra produzione è di nuovo assorbita al 100%. Oggi siamo tornati a vendere facendo le nostre scelte e abbiamo molte richieste. Che significa che tutta la nostra produzione è vegan, ovvero è vietato la lotta agli insetti sotto qualunque forma. E questo significa usare la biodiversità come metodo agricolo, significa usare una qualità e una quantità di nutrienti nel terreno e nel frutto chiaramente diversa”.
Maria Letizia Riganelli




