Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Premesso che sono un’infermiera in pensione (per cui conosco bene le dinamiche organizzative di un reparto chirurgico), recentemente mi sono dovuta sottoporre a un intervento chirurgico (programmato da settembre 2016) nella week surgery.
Per esigenze di posti letto di altre unità operative, e conseguenti appoggi nei posti letto del suddetto reparto, nato per interventi con degenza breve, la data prevista per il mio intervento è dovuta slittare di qualche tempo, ma per mia fortuna non ero in pericolo di vita.
Al mio arrivo ho trovato un reparto ordinato, pulito e personale cortese, preparato e disponibile, evidenziato anche nei discorsi degli altri degenti.
“Non deve essere affatto facile rapportarsi con realtà chirurgiche così differenti tra loro (vedi Senologia, Otorino, Chirurgia) e conoscere tutti i relativi protocolli assistenziali” mi sono detta.
Eppure tutto il personale era preparato, cosciente e solerte, in una parola altamente professionale, forse perché anche stimolato da un caposala che, in prima persona, svolge le previste attività assistenziali, a partire dalle più semplici procedure di corsia.
Ho saputo che la week surgery non dispone di una propria sala operatoria, per cui, in caso di urgenze o complicanze perioperatorie, gli interventi programmati (così vengono definiti poiché procrastinabili) purtroppo devono subire ritardi, ma d’altronde quando stai aspettando un medico, forse questi sta salvando una vita.
So anche che ogni sala operatoria, dopo ogni utilizzo, ha bisogno di particolari procedure di pulizia e disinfezione, che richiedono tempi lunghi, onde evitare gravi conseguenze per contaminazione e infezioni intra e post operatorie.
Sono venuta anche a conoscenza che, durante i giorni di sabato e domenica, quando le attività del reparto vengono sospese, all’interno dei locali vengono effettuate particolari pulizie e disinfezioni, condotti di aria condizionata compresi, atte a evitare il più possibile le famigerate infezioni ospedaliere e conseguenti epidemie tra i pazienti, già provati dalle procedure chirurgiche cui vengono sottoposti.
Nel caso specifico citato nell’articolo di cui al preambolo, so per certo che alla signora e ai parenti, appena ricevuta la notizia del rimando (c’era una emergenza) sono stati offerti acqua e vitto, nonché rassicurazioni e assistenza necessari.
Alla luce di tutto ciò, prego chiunque voglia fare rimostranze o accuse, di informarsi bene e mettersi anche nei panni degli operatori, che spesso vedono stravolgere i propri turni di lavoro, e di conseguenza anche la vita privata, per attivare un reparto, anche in giorni di inattività, per esigenze di posti letto del nosocomio.
Nella realtà di Belcolle, già martoriata anche dalle recenti vicende, c’è bisogno che qualcuno riconosca le professionalità eccellenti.
Tra queste voglio ringraziare pubblicamente Il dottor Montesi, in primis, e i suoi colleghi Sambito, Padovani e D’Agostino, purtroppo privati di un loro reparto, ma ricchi di capacità, professionalità e umanità, Giuseppe Bracci, caposala dalla disponibilità infinita e dalle capacità coinvolgenti, gli infermieri tutti della week surgery, vera anima di un’isola felice in un luogo poco lieto.
Maria Paola Laurent
