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Centro storico, chiusura al traffico scelta irrinunciabile

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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo – Se qualcuno volesse spulciare i quotidiani e i periodici viterbesi degli anni settanta, cioè di quasi cinquant’anni fa, si accorgerebbe che il problema della chiusura del centro storico al traffico automobilistico è cosa di cui si parla da decenni.

Il dibattito è stato serrato fin da allora e personalmente ricordo un acceso incontro in quegli anni, nella sala consiliare del Comune, tra amministrazione locale e parti sociali, in cui un commerciante di via Saffi in tono alterato dichiarava di esser disposto ad ospitare la macchina del cliente perfino dentro il proprio negozio.

E desidero ricordare anche che tutti i partiti locali si sono impegnati negli anni, a vario titolo, a caldeggiare un provvedimento di chiusura del centro storico.

Perché va detto: la chiusura dei centri storici è un problema mondiale, non riguarda certo soltanto Viterbo: ed è una soluzione necessaria, per vari motivi. Intanto, va ricordato che in un sistema urbano nato nel medioevo la gente si spostava normalmente a piedi, gli unici mezzi di trasporto erano i carretti e la ristrettezza e la tortuosità delle vie erano considerate una benedizione, perché difendevano sia in caso di scontri di fazione, sia in caso di precipitazioni atmosferiche.

Questo rende oggi fisicamente improponibile sottoporre lo stesso sistema urbano ad un traffico automobilistico.

Ma lo sviluppo della motorizzazione comporta anche un forte inquinamento atmosferico, che si somma a quella causato dal riscaldamento abitativo: in un agglomerato urbano molto denso come è quello dei centri storici, questa combinazione mina la salute dei residenti e compromette l’integrità dei monumenti: è il famoso smog, già pericolosamente noto alle città industrializzate dell’ottocento, ma anche a città caratterizzate oggi da un tessuto urbano moderno come Pechino, Città del Messico o Manhattan.

La chiusura al traffico dei centri storici diventa allora una soluzione irrinunciabile e chi vi si oppone conduce inevitabilmente una battaglia di retroguardia che ignora i problemi collettivi della salute e dell’ambiente.

Si tenga conto che molte città europee e italiane hanno optato per zone urbane addirittura oil free, dove non entra nessun mezzo che non sia elettrico, neppure pubblico, o che non sia una bicicletta.

Tutto deciso, dunque? Gli operatori commerciali che lamentano le conseguenze negative della chiusura del centro storico hanno torto? No, le cose non stanno in modo così semplice e le soluzioni non possono essere manichee. Certo, che dopo cinquant’anni di dibattito a Viterbo finalmente si stiano attuando le ztl deve essere considerata una vittoria per tutti; ma questa non deve trasformarsi in una vittoria di Pirro.

Gli operatori del centro storico hanno un grande avversario: i centri commerciali polifunzionali. Migliore accessibilità viaria, comodi parcheggi, ampio spazio coperto, possibilità di attrarre clientela mediante strategie di custom care, ecc. Al contrario, l’unico vantaggio per gli operatori del centro storico è costituito soltanto dall’appeal turistico del contesto urbano; ma la loro clientela non può essere costituita solo da turisti, non succede né a Firenze, né a Venezia, né ad Assisi o a Siena.

Che fare? Ferma restando l’adozione delle ztl, da cui non si può proprio prescindere (alcuni urbanisti contemporanei sostengono che si tratta di una vera e propria svolta di civiltà), è chiaro che occorre lavorare su due fronti, affinché i centri storici non diventino né dei musei all’aperto, privi di attività economiche e sociali, né dei laboratori del conflitto sociale, dove si fronteggiano famiglie molto povere e famiglie molto ricche.

Perché, attenzione: il rischio è quello di proteggere a tal punto il pupo (il centro storico), da soffocarlo irrimediabilmente.

Dunque, da un lato, mantenere attrattività e accessibilità alternativa ai centri storici, magari facendoli diventare quasi dei giganteschi centri commerciali sul piano organizzativo e distributivo; dall’altra tutelare e sostenere chi decide di operare al loro interno per mantenerli vitali.

E allora, facciamolo questo elenco di possibili provvedimenti paralleli alle ztl, presi qua e là da quanto fatto altrove.

1. Disponibilità di parcheggi di prossimità (Valle Faul è uno di questi certo, ma occorre incrementarne altri intorno alle mura, magari sottraendo spazio all’edilizia privata, che può estendersi anche a maggiore distanza).

2. Collegamento continuo tra parcheggi e centro storico mediante navette elettriche di piccole dimensioni in grado di percorrere gli assi viari principali del centro, magari incentivandone l’uso con sconti sulle tariffe di parcheggio.

3. Sostegno economico prioritario alle iniziative culturali, aggregative e promozionali che si svolgono nel centro storico.

4. Facilities per gli operatori commerciali che intendono occupare suolo pubblico nel centro storico.

5. Sgravi e incentivi fiscali per coloro che intendono avviare iniziative commerciali nelle aree del centro storico sottoposte a ZTL o in prossimità di esse.

6. Garanzia di un controllo capillare dello spazio urbano, in termini di sicurezza, di igiene e di lotta al degrado: questo aspetto è molto importante perché uno dei fattori che fa privilegiare i centri commerciali rispetto ai centri storici è costituito anche dalla sicurezza.

7. Costituzione di un organismo consultivo permanente composto dalle varie componenti sociali del centro storico (non solo commercianti, ma anche residenti, esperti e altri stakeholders) che assieme all’amministrazione locale “gestisca” il centro storico stesso. (ma veramente, senza essere il solito carrozzone della rappresentanza politica o la fiera dell’impotenza come certe commissioni per l’ornato urbano…) .

Qualcuno riterrà queste soluzioni delle “pezze calde”, qualcun altro potrà arricchirle con utili integrazioni. Non me ne vogliano i commercianti del centro: il fatto è che non si può aspettare all’infinito, perché le soluzioni ottimali non si realizzano tutte contemporaneamente e aspettarle significa non fare nulla. Né certamente si può tornare indietro, i tempi cambiano rapidamente, e semmai occorre indirizzare l’inevitabile mutamento verso soluzioni di comune interesse e di comune soddisfazione. Anche i commercio nel tempo ha subito forti – e inevitabili – cambiamenti.

Ricordo che l’autoproduzione fu superata dai mercati di piazza, che i mercati di piazza furono superati dai negozi, che i negozi oggi vengono messi in crisi dai centri commerciali e che questi cominciano a zoppicare di fronte all’e-commerce. In ciascuna di queste fasi è stato necessario creare correttivi, argini, senza tuttavia che il corso del fiume potesse essere bloccato: così l’autoproduzione si è trasformata in artigianato; il mercato di piazza in occasione di scambio sociale o di acquisto a chilometro zero; il negozio in un luogo di trends experience; il centro commerciale in fiera della socialità; e chissà cosa accadrà all’e-commerce, dove si stanno per produrre avatar personali che ti consentono di entrare in un camerino di prova virtuale…

Francesco Mattioli


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