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“Darei 10 anni della mia vita a Stevie Wonder”

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Marco Mengoni - La copertina di Sette

Marco Mengoni – La copertina di Sette

Marco Mengoni - Il servizio su Sette

Marco Mengoni – Il servizio su Sette

Marco Mengoni - La copertina di Sette

Marco Mengoni – La copertina di Sette

Viterbo – Le giornate a Milano, l’olio dell’alta Tuscia sempre nella credenza, le domeniche ai mercatini, gli acquisti compulsivi. Ecco Marco Mengoni. Il cantante di Ronciglione si racconta nelle pagine di Sette, supplemento del Corriere della Sera. E parla anche di miti della musica.

Due se ne sono andati nel 2016, David Bowie e George Michael. “C’è poco da riflettere su queste morti, è la vita – dice Mengoni – io sono pronto a cedere dieci dei miei anni a Stevie Wonder, un mito che non ho mai voluto conoscere”.

Ma c’è molto della sua vita privata, la famiglia e il paese d’origine. “Mio padre Maurizio si è sempre inventato mille lavori – racconta Mengoni – adesso fa la pasta, supplì, lasagne. Ha un negozio a Ronciglione. Quando ero piccolo lavorava in una ditta di autobus da turismo, lontano da noi. Poi ho cominciato a pronunciare la parola papà e si è reso conto che doveva starci vicino. Si è licenziato e ha cominciato a fare un sacco di cose”.

La mamma, invece, da sempre si occupa del negozio d’abbigliamento di famiglia. “Sono figlio di due commercianti, nessuno con il sangue blu. Due lavoratori, il che è un complimento”.

Il rapporto molto stretto con suo nonno Sestilio. “Abitava con noi – spiega Mengoni – aveva un caseificio, mi ha insegnato a fare la ricotta, la mozzarella, a riconoscere le lune, anche se questo me lo sono scordato, ora guardo il calendario. Coltivava l’orto e mi portava a vederlo. Non mi ha mai sgridato, non ce n’era bisogno. Se facevo qualcosa che non andava bene bastava uno sguardo, non doveva dirmi nient’altro”.

E nonna Jolanda. “La mitica mamma di mia madre. Decima di dodici figli, è stata lei a rendere matriarcale la nostra famiglia. Tempo fa due clienti del negozio le hanno chiesto l’età e lei ha risposto 67, ma non era vero. Poi hanno chiesto a mia madre quanti anni avesse lei e ha risposto 57. A quel punto sono entrati in confusione: come poteva mia nonna aver partorito a dieci anni?

Dovreste vederla, con le sue maglie leopardate. Ogni volta che mi vede con l’orecchino o con i pantaloni stracciati si incavola”.

Figlio unico, ma senza rimpianti. “Non sono dispiaciuto – svela il cantante – ho il primato assoluto degli affetti. Per l’attaccamento famigliare avevo i cugini, siamo in sei. Ma poi mio padre e mia madre erano solo miei”.

Le emozioni nel salire sul palco e la vita a Milano, in un appartamento dove c’è sempre qualcuno. “Adesso mia cugina Giulia con il suo fidanzato – racconta a Sette – dovevano restare una settimana e ci sono già da più di un mese. Ma va bene così. Mi chiede di prepararle il ciambellone o la crostata per colazione. E io l’accontento.

Cosa non manca mai nella mia dispensa? L’olio buono dell’Alta Tuscia. Il mio pezzo forte per le cene sono le melanzane alla parmigiana, ma le faccio in versione light, senza friggere”.

Dopo tanto lavoro, un periodo di meritato riposto. “Vado in aspettativa. Ho bisogno di un po’ di tempo per schiarirmi le idee, e chiarire il mio stomaco, la mia anima, il mio cervello”.

Per scrivere un libro forse è presto, ma non per un lungo viaggio. “Ho già fatto un biglietto open, date flessibili. Parto solo, molto presto. Prima destinazione New York. Da lì si vedrà”.


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