Vetralla – È morto “Martelletto”, Maurizio Salvatori, 58 anni, di Cura di Vetralla.
Oggi, alle 11.30, i funerali nella chiesa di Santa Maria del Soccorso. Sempre a Cura. Sposato e con figli. A piangere la scomparsa – pare che Maurizio fosse malato da tempo – anche la madre e i fratelli.
“Una persona tranquilla, affabile e solare”, così lo descrivono i suoi compaesani. Un artigiano di grande valore, “un artista”. Figlio di generazioni di muratori, proprietari di un’impresa e file molto attiva sul territorio vetrallese. Muratore il nonno, di seguito anche il padre e i fratelli. Lui no. Maurizio Salvatori – detto “Martelletto, soprannome che aveva ereditato dal nonno, come capita spesso nei paesi – aveva scelto un’altra strada. Aveva infatti aperto un negozio a Cura dove lavorava la pelle e il cuoio, riparando cinte e aggiustando borse. Ma la peculiarità principale, la cosa più bella che sapeva fare, erano le “katane”, le “tolfe”, borse in pelle in voga soprattutto negli anni ’70.
La borsa prima dei cacciatori e poi dei movimenti studenteschi di 30/40 anni fa, quando “Martelletto” fece una scelta diversa rispetto ai propri padri. Borse tornate di moda. Un’altra Italia, di cui Maurizio Salvatori è stato pienamente partecipe, vivendone appieno tutte le contraddizioni, dall’osservatorio di un comune, neanche tanto piccolo, come quello di Vetralla, a meno di 100 chilometri da Roma, lungo la via Cassia, che attraversa e caratterizza i luoghi dove “Martelletto” ha vissuto. Ai piedi del bosco di Montefogliano. Tra piazze e campi coltivati, dove l’unico ritrovo erano i bar, come quello alle porte di Tre Croci – il “baretto” – dove Maurizio andava spesso.
Per un bicchiere con i suoi compagni di viaggio. Loro a fine turno, lui a chiusura di quel negozio che, oggi, senza di lui è vuoto. Appese, come sempre, le “katane”, usate ai tempi del movimento studentesco e dove i contadini mettevano il pane e il vino, che vanno sempre condivisi. Come ha fatto “Martelletto”. Una persona per bene.
Daniele Camilli
