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“I medici rischiano anche la radiazione”

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Viterbo - Il presidente dell'ordine dei medici Antonio Maria Lanzetti

Viterbo – Il presidente dell’ordine dei medici Antonio Maria Lanzetti

Viterbo - Belcolle - Assenteismo e truffa ai danni dell'Asl

Viterbo – Belcolle – Assenteismo e truffa ai danni dell’Asl

Viterbo - Belcolle - Assenteismo e truffa ai danni dell'Asl

Viterbo – Belcolle – Assenteismo e truffa ai danni dell’Asl

Viterbo – Maria Rita Guitarrini, Basilio Radini e Maurizio Trenta rischiano anche la radiazione. Sono i tre medici dell’ospedale di Belcolle iscritti all’ordine di Viterbo. Gli altri tre, fra i ventitré dipendenti della Asl indagati dalla Guardia di finanza, appartengono ad altri ordini: il primario del centro trasfusionale Tiziana Riscaldati a quello di Terni, Raffaele Pellecchia e Teresa de Siena a quello di Roma.

L’ordine dei medici della città dei papi ha già convocato i tre viterbesi. “Venuti a conoscenza dell’indagine – spiega il presidente Antonio Maria Lanzetti – abbiamo subito nominato l’audizione preliminare. Sebbene non abbiamo ancora gli atti e abbiamo saputo i nomi degli indagati grazie a Tusciaweb, abbiamo convocato i tre medici viterbesi: Guitarrini, Radini e Trenta. Li ascolterò a breve e dopo il colloquio relazionerò al consiglio, che deciderà se aprire formalmente il procedimento disciplinare”.

Il presidente Lanzetti assicura che “in questo caso è più che certo che l’ordine aprirà il procedimento, ma saremo costretti a sospenderlo in attesa almeno del primo grado di giudizio. Dopo aver acquisito la sentenza e le motivazioni, il procedimento sospeso verrà riaperto e il consiglio deciderà quale sanzione applicare. Si va dall’ammonizione fino ad arrivare alla radiazione dall’albo”.

Al centro dell’inchiesta della procura di Viterbo i ventitré medici e infermieri coinvolti nell’indagine coordinata dalla pm Paola Conti. Tra questi anche il primario di medicina trasfusionale Tiziana Riscaldati e l’infermiera Stefania Gemini. Entrambe, indagate di punta, sono state sospese dal servizio.

A fine 2015, dalle intercettazioni di una precedente indagine, gli agenti del nucleo tributario scoprono che nel reparto di medicina trasfusionale c’è chi timbra il cartellino e poi si allontana dall’ospedale di Belcolle. Ma anche chi vidima il badge dei colleghi che restano a casa o si dedicano ad altro: una dipendente è stata sorpresa a fare spese, un’altra ad assistere a una recita di Natale.

I finanzieri li hanno videoripresi per circa tremila ore. Poi pedinamenti e appostamenti, fino alla notifica del 415 bis, l’avviso di conclusione indagini. Nel corso delle indagini è emerso che negli ultimi cinque anni dodici tra medici e infermieri avrebbero anche gonfiato i propri stipendi per un importo complessivo di un milione e 300mila euro. Avrebbero sfruttato una delle caratteristiche del reparto: l’assistenza, a pagamento, in casa dei pazienti. La frode sarebbe stata posta in essere attraverso false attestazioni relative a trasfusioni di sangue a domicilio in giorni di assenza dal lavoro, in alcuni casi anche mentre erano in ferie. Oppure gonfiate nella quantità del servizio reso, o effettuate ma rendicontate anche a favore di colleghi che in realtà non c’erano.



Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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