Viterbo – Protesi ortopediche al titanio che si rompono negli arti dei pazienti di Belcolle. A distanza di sette anni, per il perito nominato dal tribunale: “Non era un difetto delle placche, forse sono state montate in maniera non corretta”. E’ giunto al rush finale venerdì davanti al giudice Silvia Mattei il processo alla multinazionale svizzera del settore farmaceutico a giudizio a Viterbo per lesioni gravissime. Avrebbe venduto a Belcolle e altri ospedali italiani una partita fallata, a causa della quale una ventina di pazienti sarebbero stati costretti ad anni di calvario tra interventi chirurgici e riabilitazioni, perdendo il lavoro e riportando invalidità permanenti. A maggio la prossima udienza, per alcuni chiarimenti da parte del dottor Claudio Picca. Dopo di che si potrà andare a sentenza.
Due le presunte vittime viterbesi che si sono costituite parte civile. Un cinquantenne di Vitorchiano, assistito dall’avvocato Franco Taurchini, e un sessantenne di Grotte Santo Stefano. Il cinquantenne, al quale nell’agosto 2010 era stata applicata a Belcolle una placca al titanio per la frattura scomposta della tibia sinistra in seguito a un incidente stradale, ha sentito il crac il giorno di Capodanno del 2011. Operato d’urgenza per la rimozione della placca rotta, sequestrata dai Nas che attendevano fuori della sala operatoria, si è dovuto sottoporre a un terzo intervento a marzo 2011 a Piacenza per una gravissima infezione e sta ancora combattendo con i postumi della vicenda.
Il sessantenne, operato all’avambraccio con l’applicazione di due viti al titanio dopo un incidente sul lavoro il 31 dicembre 2008, ha sentito il crac nell’agosto successivo. Operato una seconda volta a Belcolle per la rimozione delle viti rotte, nel marzo del 2010 ha dovuto subire un terzo intervento a Orvieto perché si erano spezzate pure quelle nuove.
