Marta – Marta ha un cittadino in più: è arrivato Unughata. 26 anni, è venuto in Italia cinque mesi fa dalla Nigeria. Prima ospite del consorzio Intercasa Gea di Montefiascone, ora di Ludovico Greco, l’ex pilota Alitalia di sessant’anni residente a Marta che dopo un anno e mezzo di burocrazia è riuscito a ospitare in casa un giovane rifugiato.
“Unughata è arrivato il 24 gennaio – racconta Greco -. Conviviamo serenamente e senza alcun problema. Piano, piano si sta integrando in paese e credo sia contento. Gira per Marta e ha cominciato a conoscere le persone. Va a messa e il parroco gli ha anche dato un nome italiano. Glielo avevo chiesto io, perché per qualcuno Unughata è difficile da memorizzare e pronunciare. Il sacerdote è stato molto simpatico: avendolo conosciuto il giorno di san Biagio, patrono di Marta, lo ha chiamato proprio Biagio”.
Da tempo Ludovico e sua moglie Anna Maria vivono da soli e con una camera da letto vuota: i loro due figli sono ormai grandi e lontani. Hanno così chiesto di poter ospitare un rifugiato. Hanno bussato a tutte le porte: comune, ministero dell’interno, associazioni e chiesa. Ma nessuno gli ha risposto. La situazione si è poi sbloccata a inizio gennaio, quando è arrivato l’assist della prefettura. “Mi ha contattato e ricevuto il viceprefetto Salvatore Grillo – sottolinea Greco -. Mi ha rimproverato per aver fatto appello alla stampa e non essermi rivolto subito all’ufficio territoriale del governo. Poi abbiamo avuto un confronto lungo, piacevole e propositivo. Una soluzione c’è”. E in effetti è arrivata, e la Tuscia è diventata apripista di un nuovo modo di fare accoglienza. Non solo nelle strutture dedicate, ma anche in famiglia.
“Unughata – continua Greco – è arrivato in Italia cinque mesi fa. Su un barcone, nel percorso che troppi migranti fanno e che purtroppo non tutti riescono a concludere. Fino al 24 gennaio si trovava a Montefiascone, nel consorzio Intercasa Gea: sono stati loro a farmelo conoscere. Anche se entrambi parliamo inglese, comunicare non è semplice perché lui usa l’inglese che si parla in Nigeria. Non riusciamo a fare grandi conversazioni quindi, ma stiamo studiando italiano. Nel resto della giornata cuciniamo e puliamo casa, e lui va spesso a trovare i suoi amici a Montefiascone”.
Raffaele Strocchia


