Viterbo – E’ ripreso con un’udienza ad altissima tensione il processo per usura scaturito dall’operazione “Due ruote” a carico di un ex funzionario del Banco di Roma, Angelo Valleriani, all’epoca in forza alla filiale di Viterbo. Accusato di prestiti a un tasso fino al 400% annuo, avrebbe intercettato imprenditori in difficoltà in quanto all’ufficio recupero crediti. Una delle vittime, tra il 2004 e il 2005, avrebbe ricevuto circa 400mila euro e ne avrebbe restituiti oltre 600mila.
Imputati anche i tre presunti complici: Vincenzo Falcone, al quale erano intestati i conti; Amanzio Bellacanzone e Giampaolo Bannetta, incaricati di “lavare” i soldi.
Davanti al collegio sono sfilati questo martedì tre delle presunte vittime. Per primo un rappresentante di mobili che avrebbe ricevuto un prestito in contanti di 20mila euro nel 2004, diventati un debito di 45mila euro nel 2007. Tutto per il mancato pagamento di una fornitura di divani. L’uomo fece denuncia presso la sezione della guardia di finanza della procura della repubblica. E un anno dopo, nel 2008, ottenne 160mila euro dal Fondo Antiusura: “Serviti a pagare i creditori che mi assediavano”.
“Dopo un calvario durato quattro anni – ha spiegato – ero finito in un vortice, non avevo più neanche i soldi per mangiare. Gestiva tutto Valleriani. Mi hanno salvato mia madre e mia sorella coi loro prestiti”. Si è rifiutato però di dire i nomi degli amici che gli avrebbero allungato migliaia di euro in contanti, scatenando l’ira delle difese e convincendo lo stesso collegio a interrompere l’udienza finchè le acque non si fossero calmate. Incalzato dal pm Fabrizio Tucci ha negato che Valleriani gli abbia fatto pressioni dopo la denuncia: “Mi chiese di minimizzare, ma non di cambiare versione”.
“Mi diceva che se fossi stata carina con lui, mi avrebbe dato altri soldi, se avessi avuto problemi a pagare le rate del prestito. Avrei dovuto andare a cena con lui e poi il resto”, ha invece raccontato un’imprenditrice, cui Valleriani avrebbe prestato 9mila euro, in cambio di 11mila euro, da restituire in due mesi. I difensori Marco Russo e Giuliano Migliorati, non senza fatica, le hanno fatto ammettere di essere l’ex nuora di uno degli imputati, Amanzio Bellacanzone. “Non le risulta che suo suocero avesse acquistato 28mila euro di mobili da Valleriani?”, le hanno chiesto. “Non ricordo”, ha risposto la presunta vittima.
Ultimo teste un’ altra donna, un’imprenditrice, titolare di una merceria a Gallese. Finita nelle mani degli usurai, a detta sua, per colpa delle banche: “Ci siamo trovati alle strette, siamo andati fuori fido e ci hanno bloccato il conto corrente. Valleriani stava in banca, ci siamo fidati quando ci ha detto che non c’era altra strada e ci ha offerto lui i soldi per pagare i fornitori. Avevamo uno scoperto di 70mila euro, ce ne servivano 10mila. Glieli abbiamo restituiti in 4-5 mesi con un importo maggiorato del 10%“.
Si torna in aula a fine febbraio.

