Viterbo – “Gli abbiamo dato migliaia di euro per lavori ai denti iniziati ma mai finiti. Quando siamo tornati nel suo studio non c’era più: era scappato”. Testimoniano davanti al tribunale di Viterbo i pazienti di Gianfranco Fiorita, il dentista fuggito in Sudamerica lasciando i clienti con i ponti in bocca. E’ accusato di un’appropriazione indebita di 660mila euro.
Decine di persone si sono costituite parti civili per chiedere i danni al dentista: ex soci, ex clienti e stagisti rimasti ad aspettare invano all’aeroporto il suo arrivo. Sarebbero dovuti partire insieme per il Sudamerica. Fiorita, invece, partì da solo. Era il 14 ottobre 2010.
Tanti i pazienti che restarono con i lavori ai denti a metà e con le rate da pagare, dopo aver accettato la proposta di Fiorita di accendere prestiti con le finanziarie per saldare le cure. “Ho pagato le prime due, tre rate di una finanziaria da 8mila euro – dice una cliente al giudice Giacomo Autizi -. Dopo l’intervento a mio figlio, dovevo cambiare due ponti. Ma Fiorita il lavoro non l’ha mai iniziato, perché era sparito”. E ancora: “Gli ho dato 7.750 euro per tre impianti non completati – racconta un’altra paziente -. Era andato via, era scappato e mi ha rovinato la bocca. Sono rimasta con i denti in resina per anni, perché non avevo più i soldi per pagare un altro dentista. Se li è presi tutti Fiorita”. Un’altra cliente parla di “un finanziamento da 15mila euro”. Anche in questo caso il lavoro sarebbe stato iniziato ma mai finito. “Ho ancora le protesi mobili che mi ha lasciato”, sottolinea la paziente.
Una ventina i testimoni ascoltati, tra chi ha detto di essere stato contattato da altri dentisti dello studio Fiorita per terminare i lavori e chi ha negato.
La procura contesta a Gianfranco Fiorita un’appropriazione indebita da 660mila euro: somma delle quote versate dai soci e dei soldi incassati dalle società di finanziamento. Lui, invece, sostiene di esser stato costretto a scappare perché vittima di estorsione e che, in quei quasi quattro anni trascorsi principalmente in Paraguay, avrebbe vissuto arrangiandosi proprio perché senza soldi.
Gli agenti della squadra mobile lo arrestarono il primo settembre 2014 al suo arrivo all’aeroporto di Fiumicino, dopo quattro anni passati tra Bolivia e Paraguay.

