Viterbo – “Nessun segno di violenza sul corpo di Attilio”. C’è il medico legale Dalila Ranalletta sul banco dei testimoni. Il processo è sempre lo stesso: quello alla 50enne romana Monica Mileti, accusata di aver fornito all’urologo siciliano Attilio Manca la dose letale di eroina.
Ranalletta ha svolto l’autopsia sul corpo del medico 35enne, trovato morto nel suo appartamento alla Grotticella. “Non c’erano segni di violenza, né sul volto né sul resto del corpo – spiega Ranalletta, rispondendo alle domande del procuratore di Viterbo Paolo Auriemma -. Il naso non era fratturato, c’era solo una deviazione dell’asse nasale. Il corpo di Manca era disteso sul letto, con la faccia contro il materasso. Questo ha provocato il piegamento del naso, ma solo nella parte cartilaginea. E’ una cosa normale”.
Poi l’analisi di polsi e braccia. “In prossimità delle mani – continua Ranalletta -, non ho trovato segni di costrizioni. Sul braccio, invece, c’era il buco di un ago. Corrispondeva a quello fatto da una siringa d’insulina, molto utilizzata da chi fa uso di sostanze per non far vedere il buco a occhio nudo. Anche poco dopo, perché l’ago da insulina è molto delicato. Ho analizzato il corpo di Manca con molta attenzione, ma non posso escludere che non ci fossero altri segni di agopuntura”.
Non solo l’autopsia. Il 12 febbraio 2004, quando è stato ritrovato il corpo di Attilio, Ranalletta è stata chiamata a fare i rilevamenti in casa. Se alle 14, come avrebbe scritto nel suo rapporto, o poco prima delle 12, come annotato dalla polizia, è difficile stabilirlo. “E’ un dato superfluo – spiega il medico legale -. Irrilevante nella collocazione temporale della morte di Manca, che per me va dalle 12 alle 48 ore prima del ritrovamento del cadavere. Purtroppo non posso essere più precisa.
Arrivata nell’appartamento – prosegue Ranalletta -, ho subito pensato a una morte per droga. Tutto quel sangue sul volto infatti è dovuto a un edema polmonare, seguito all’arresto circolatorio provocato dall’overdose. Poi la fuoriuscita da naso e bocca. Anche il rigonfiamento dello scroto è una costante nei cadaveri. Non è riconducibile ad alcun colpo subito. Sul corpo di Manca non c’erano segni di violenza”.
Davanti al tribunale di Viterbo, anche il tossicologo Fabio Centini dell’università di Siena. Tra poco più di un mese la sentenza.
