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Viterbo – Onore, rispetto per l’avversario e coraggio…
Ha la voce di una bambina ma la grinta di una vera leonessa. Melissa Gemini, classe 2002, studia psicologia al magistrale ma la sua vera passione è la boxe. E’ lei la prima pugilessa della Tuscia.
Altro che scarpette a punta, la giovane dice di sentirsi a suo agio solo coi guantoni. Appena può, infatti, corre in palestra, dove si allena per due ore quattro volte alla settimana e non per fare esercizio… il suo sogno, infatti, è combattere. Atleta della Fanum Viterbo Polisportiva ha partecipato al test regionale Fpi per il settore femminile, con un buon esordio.
Quando ti avvicini a questo sport?
“Avevo 13 anni – racconta Melissa – e, fin da piccola, sono stata molto legata a mio padre. Lui amava i film di azione e spesso li guardavamo insieme, anche se poi non prestavo molta attenzione. Un giorno poi è venuto a casa con la pellicola di Clint Eastwood “Million dollar baby” e mi ha detto di guardarla perhé mi sarebbe sicuramente piaciuta.
In effetti, fu così. Mi ha colpito moltissimo la storia di questa pugilessa, interpretata da Hilary Swank, poi costretta al letto per una paralisi totale dopo aver ricevuto un pugno durante un incontro.
Mi sono emozionata e ho pensato subito che dovevo provarci anche io. Fino al giorno prima, volevo iscrivermi a basket, ma le cose sono cambiate”.
E come è andata?
“Mi sono segnata in palestra ad alcuni corsi di boxe. Ho infilato i guantoni e mi sono sentita subito a mio agio. Ho iniziato a colpire il sacco e ogni giorno che passava, qualcosa dentro di me cresceva. Era la passione.
Verso il quinto mese, ho deciso che era arrivato il momento di un incontro. Volevo passare alle gare e quindi ho iniziato ad allenarmi. Ho dovuto però cambiare palestra ed è stato pesante, perché mi ero affezionata a diverse persone, però era giusto che fosse così, perché era quella la strada da percorrere per realizzare il mio sogno”.
E quindi?
“Di me, si occupano Egidio Calistroni e Alessia Poeta. A loro dissi fin da subito che volevo combattere. Gli esercizi erano duri… ho aspettato settembre per il mio primo incontro, ma è stata una delusione…”.
Cosa intendi?
“Ero alta 1,70 e pesavo 83 kg… nella categoria Esordienti, dunque, non si trovava una ragazza che fosse al mio livello fisico. Mi è crollato il mondo addosso, ricordo che, quel giorno, andai nello spogliatoio e mi misi a piangere. Avevo il cuore spezzato, perché dovevo rimandare di nuovo.
Mi dissero comunque che dovevo dimagrire un po’, per cui ho iniziato a mangiare più verdura e carne con un filo d’olio. Poi ho cominciato a correre, correre, correre. Adesso arrivo a fare anche 40 minuti al giorno di corsa e peso 77 kg. Posso dunque combattere”.
Hai partecipato al test regionale Fpi per il settore femminile…
“E’ stato un buon esordio. Si tratta di un intercollegiale agonistico in cui mi sono scontrata con una ragazza che mi è stata assegnata. Mi sono divertita e mi è anche piaciuto. Di solito, affronto i maschi, che spesso, pensando che sono femmina, non combattono fino in fondo.
Tra ragazze, invece, non c’è pietà e quindi ho potuto misurarmi in maniera realistica. E’ stata una buona prova in vista del torneo interregionale per esordienti del 5 marzo”.
Non hai paura?
“Sì ce l’ho… per il dolore e poi perché temo che sul ring possa emozionarmi e bloccarmi. Ecco perché sono stata contenta di partecipare all’intercollegiale. Sono in bilico tra la gioia e il dolore”.
Che ti dicono i tuoi compagni?
“Ho amici più grandi perché sono forse più matura dell’età che ho. Loro, da sempre, mi considerano una tosta, di carattere, e quindi non hanno mai smesso di appoggiarmi”.
E a casa?
“Ho perso la mamma quando avevo sette anni per cui sono cresciuta con mio padre. Lui è orgoglioso di vedermi realizzare questa passione. Lo stesso vale per mia nonna, che considero una madre, mio nonno e i miei amici. Sono tutti contenti”.
Che obiettivi hai?
“Le Olimpiadi tra quattro anni”.
Cosa diresti a una ragazza che decidesse di intraprendere il tuo sport?
“Di lavorare con costanza e impegno, senza mai lasciare che niente e nessuno possa abbatterti. Bisogna essere umili, onesti e avere onore. Questo è uno sport di rispetto, anche nei confronti dell’avversario.
Bisogna accettare i consigli di chi è più esperto e avere coraggio. Anche la paura serve, perfino Myke Tyson pianse per il suo primo incontro. Sul ring, sei solo tu e devi fare affidamento sulle tue capacità”.
Hai qualche modello?
“In realtà ce ne sono tanti. Forse mi piace più di tutti Arturo Gatti, famoso pugile canadese di origine italiana, morto nel 2009. Un uomo di un coraggio assoluto di cui amavo il modo di fare: si faceva chiamare Thunder, tuono, perché sul ring era davvero un fulmine”.
Hai anche tu un soprannome?
“No in realtà, ma mi piacerebbe che fosse Black Mamba, il serpente più letale dell’Africa. Chissà magari un giorno…”.
La danza proprio non ti piaceva?
“C’ho provato, ma non faceva per me. Meglio il ring, solo lì sopra riesco a sentirmi me stessa. Sono soddisfatta di quello che faccio e, anche se di solito, non amo lodarmi, sono convinta che sto dando il massimo e questo mi rende orgogliosa. Voglio ringraziare chi mi supporta, chi mi allena e chi mi sta accanto come Nicholas Insinna che è un ragazzo, anche lui esordiente, con cui mi alleno e condivido questa esperienza”.
Sai già a chi dedicare la tua prima vittoria?
“A mio padre – conclude Melissa con un pizzico di emozione -. Lui è un eroe, oltre che un genitore meraviglioso. Un esempio per quello che ha fatto e per come mi ha cresciuto, facendomi sia da padre che da madre. Il mio esempio. A lui, devo tutto”.
Paola Pierdomenico










